21
Giu
2009

Le ferite di Gaza e le nuove armi — 22/02/09

(Que­sto arti­co­lo è sta­to tra­dot­to per Mega­chip)

di Dr. Ghas­san Abu Sit­tah e Dr. Swee Ang – «The Lancet»*

Il dot­tor Ghas­san Abu Sit­tah ed il dot­tor Swee Ang, due chi­rur­ghi ingle­si, sono riu­sci­ti a rag­giun­ge­re Gaza duran­te l’invasione israe­lia­na. In que­sto arti­co­lo descri­vo­no le loro espe­rien­ze, con­di­vi­do­no le loro opi­nio­ni e ne trag­go­no le ine­vi­ta­bi­li con­se­guen­ze: la popo­la­zio­ne di Gaza è estre­ma­men­te vul­ne­ra­bi­le e total­men­te iner­me davan­ti ad un even­tua­le attac­co israeliano.

Le feri­te di Gaza sono pro­fon­de e stra­ti­fi­ca­te. Inten­dia­mo par­la­re del mas­sa­cro di Khan You­nis del 1956, in cui 5mila per­so­ne per­se­ro la vita? Oppu­re dell’esecuzione di 35mila pri­gio­nie­ri di guer­ra da par­te dell’esercito israe­lia­no nel 1967? E la pri­ma Inti­fa­da, in cui alla disob­be­dien­za civi­le di un popo­lo sot­to occu­pa­zio­ne si rispo­se con un incre­di­bi­le nume­ro di feri­ti e cen­ti­na­ia di mor­ti? Ancor di più, non pos­sia­mo non tener con­to dei 5.420 feri­ti nel sud di Gaza duran­te le osti­li­tà del 2000. Ma, nono­stan­te tut­to ciò, in que­sto arti­co­lo ci occu­pe­re­mo esclu­si­va­men­te dell’invasione che ha avu­to luo­go dal 27 dicem­bre 2008 al 18 gen­na­io 2009.
Si sti­ma che, in quei 23 gior­ni, sia­no sta­te river­sa­te sul­la Stri­scia di Gaza un milio­ne e mez­zo di ton­nel­la­te di esplo­si­vo. Per dare un’idea appros­si­ma­ti­va di ciò di cui si sta par­lan­do, è bene spe­ci­fi­ca­re che il ter­ri­to­rio in que­stio­ne copre una super­fi­cie di 360 kilo­me­tri qua­dra­ti ed è la casa di 1,5 milio­ni di per­so­ne: è l’area più den­sa­men­te popo­la­ta del mon­do. Pri­ma dell’invasione, è sta­ta affa­ma­ta per 50 gior­ni da un embar­go com­mer­cia­le ma, in real­tà, fin dall’elezione dell’attuale gover­no è sta­ta posta sot­to vin­co­li com­mer­cia­li. Negli anni, l’embargo è sta­to par­zia­le o tota­le, ma mai assen­te.
L’occupazione si è aper­ta con 250 vit­ti­me in un solo gior­no. Ogni que­stu­ra è sta­ta bom­bar­da­ta, cau­san­do ingen­ti per­di­te tra le for­ze dell’ordine. Dopo aver spaz­za­to via la poli­zia, l’esercito israe­lia­no si è dedi­ca­to ai ber­sa­gli non gover­na­ti­vi. Gli eli­cot­te­ri Apa­che e gli F16 han­no fat­to pio­ve­re mor­te dal cie­lo, men­tre i can­no­ni del­la mari­na mili­ta­re han­no con­dot­to un attac­co dal mare e l’artiglieria si è occu­pa­ta del­la ter­ra. Mol­te scuo­le sono sta­te ridot­te in mace­rie, tra cui l’American School of Gaza, 40 moschee, alcu­ni ospe­da­li, vari edi­fi­ci dell’ONU ed ovvia­men­te 21mila case, di cui 4mila sono sta­te rase al suo­lo. Cir­ca 100mila per­so­ne sono dive­nu­te improv­vi­sa­men­te senzatetto.

Le armi israeliane

Gli arma­men­ti impie­ga­ti, oltre alle bom­be e agli esplo­si­vi ad alto poten­zia­le con­ven­zio­na­li, inclu­do­no anche tipo­lo­gie non con­ven­zio­na­li. Ne sono sta­te iden­ti­fi­ca­te alme­no quat­tro categorie:

Pro­iet­ti­li e bom­be al fosfo­ro
I testi­mo­ni ocu­la­ri affer­ma­no che alcu­ne bom­be esplo­de­va­no in quo­ta, rila­scian­do un ampio ven­ta­glio di micro-ordi­gni al fosfo­ro che si distri­bui­va­no su un’ampia super­fi­cie. Duran­te l’invasione via ter­ra, i car­ri arma­ti era­no usi sfon­da­re le mura del­le case con pro­iet­ti­li ordi­na­ri per poi far fuo­co al loro inter­no con pro­iet­ti­li al fosfo­ro. Que­sto meto­do per­met­te di sca­te­na­re ter­ri­bi­li incen­di all’interno del­le strut­tu­re, ed un gran nume­ro di cor­pi car­bo­niz­za­ti è sta­to rin­ve­nu­to rico­per­to da par­ti­cel­le di fosfo­ro incan­de­scen­te. Un pre­oc­cu­pan­te inter­ro­ga­ti­vo è posto dal fat­to che i resi­dui rin­ve­nu­ti paio­no amal­ga­ma­ti ad un agen­te sta­bi­liz­zan­te spe­cia­le, che gli con­fe­ri­sce la capa­ci­tà di non bru­cia­re com­ple­ta­men­te, fino all’estinzione. I resi­dui di fosfo­ro anco­ra copro­no le cam­pa­gne, i cam­pi da gio­co e gli appar­ta­men­ti. Si riac­cen­do­no quan­do i bam­bi­ni curio­si li rac­col­go­no, oppu­re pro­du­co­no fumi tos­si­ci quan­do i con­ta­di­ni annaf­fia­no le loro ter­re con­ta­mi­na­te. Una fami­glia, ritor­na­ta al suo orto dopo le osti­li­tà, ha irri­ga­to il ter­re­no ed è sta­ta inglo­ba­ta da una col­tre di fumo spri­gio­na­ta dal suo­lo. La sem­pli­ce ina­la­zio­ne ha pro­dot­to epi­stas­si. Que­sti resi­dui di fosfo­ro trat­ta­to con sta­bi­liz­zan­te sono, in un cer­to sen­so, un ana­lo­go del­le mine anti­uo­mo. A cau­sa di que­sta costan­te minac­cia, la popo­la­zio­ne (spe­cial­men­te quel­la infan­ti­le) ha dif­fi­col­tà a tor­na­re ad una vita nor­ma­le.
Dagli ospe­da­li, i chi­rur­ghi rac­con­ta­no di casi in cui, dopo una lapa­ro­to­mia pri­ma­ria per cura­re feri­te rela­ti­va­men­te pic­co­le e poco con­ta­mi­na­te, un secon­do inter­ven­to ha rive­la­to aree cre­scen­ti di necro­si dopo un perio­do di 3 gior­ni. In segui­to, la salu­te gene­ra­le del pazien­te si dete­rio­ra ed, entro 10 gior­ni, neces­si­ta­no un ter­zo inter­ven­to, che met­te in luce una mas­sic­cia necro­si del fega­to. Que­sto feno­me­no è, a vol­te, accom­pa­gna­to da emor­ra­gie dif­fu­se, col­las­so rena­le, infar­to e mor­te. Seb­be­ne l’acidosi, la necro­si del fega­to e l’arresto car­dia­co improv­vi­so (dovu­to all’ipocalcemia) sia­no tipi­che com­pli­ca­zio­ni nel­le vit­ti­me di fosfo­ro bian­co, non è pos­si­bi­le attri­buir­le alla sola ope­ra di que­sto agen­te.
È neces­sa­rio ana­liz­za­re ed iden­ti­fi­ca­re la vera natu­ra di que­sto fosfo­ro modi­fi­ca­to ed i suoi effet­ti a lun­go ter­mi­ne sul­la popo­la­zio­ne di Gaza. È anche urgen­te la rac­col­ta e lo smal­ti­men­to dei resi­dui di fosfo­ro sul­la super­fi­cie dell’intera regio­ne. Que­ste sostan­ze emet­to­no fumi tos­si­ci a con­tat­to con l’acqua: alla pri­ma piog­gia potreb­be­ro avve­le­na­re tut­ta la Stri­scia. I bam­bi­ni dovreb­be­ro impa­ra­re a rico­no­sce­re ed evi­ta­re que­sti resi­dui pericolosi.

Bom­be pesan­ti
L’uso di bom­be DIME (esplo­si­vi a mate­ria­le den­so iner­te) risul­ta evi­den­te, anche se non è sta­to deter­mi­na­to con chia­rez­za se sia sta­to impie­ga­to ura­nio impo­ve­ri­to nel­le aree meri­dio­na­li. Nel­le zone urba­ne, i pazien­ti soprav­vis­su­ti mostra­no ampu­ta­zio­ni dovu­te a DIME. Que­ste feri­te sono facil­men­te rico­no­sci­bi­li per­ché i mon­che­ri­ni non san­gui­na­no ed il taglio è net­to, a ghi­gliot­ti­na. I bos­so­li e gli shra­pnel del­le DIME sono estre­ma­men­te pesanti.

Bom­be ad implo­sio­ne
Tra le armi usa­te, ci sono anche i bun­ker-buster e le bom­be ad implo­sio­ne. Ci sono casi, come quel­lo del Scien­ce & Tech­no­lo­gy Buil­ding o dell’università isla­mi­ca di Gaza, in cui un palaz­zo ad otto pia­ni è sta­to ridot­to ad un muc­chio di detri­ti non più alto di un metro e mezzo.

Bom­be silen­zio­se
La popo­la­zio­ne di Gaza ha descrit­to un nuo­vo tipo di arma dagli effet­ti deva­stan­ti. Arri­va sot­to for­ma di pro­iet­ti­le silen­zio­so, o al mas­si­mo pre­ce­du­to da un fischio, e vapo­riz­za tut­to ciò che si tro­va in aree este­se sen­za lascia­re trac­ce con­si­sten­ti. Non sap­pia­mo come cate­go­riz­za­re que­sta tec­no­lo­gia, ma si può ipo­tiz­za­re che sia una nuo­va arma a par­ti­cel­le in fare di sperimentazione.

Ese­cu­zio­ni
I soprav­vis­su­ti rac­con­ta­no di tank israe­lia­ni che, dopo esser­si fer­ma­ti davan­ti agli appar­ta­men­ti, inti­ma­va­no ai resi­den­ti di uscir­ne. Di soli­to, i pri­mi ad obbe­di­re era­no i bam­bi­ni, gli anzia­ni e le don­ne. Che, altret­tan­to pron­ta­men­te, veni­va­no mes­si in fila e fuci­la­ti sul posto. Deci­ne di fami­glie sono sta­te smem­bra­te in que­sto modo. Nel­lo scor­so mese, l’assassinio deli­be­ra­to di bam­bi­ni e don­ne disar­ma­te è sta­to anche con­fer­ma­to da atti­vi­sti per i dirit­ti umani.

Eli­mi­na­zio­ne di ambu­lan­ze
Alme­no 13 ambu­lan­ze sono sta­te vit­ti­ma di spa­ra­to­rie. Gli auti­sti e gli infer­mie­ri sono sta­ti spa­ra­ti men­tre recu­pe­ra­va­no ed eva­cua­va­no i feriti.

Bom­be a grap­po­lo
Le pri­me vit­ti­me del­le bom­be a grap­po­lo sono sta­te rico­ve­ra­te all’ospedale Abu Yusef Naj­jar. Più del­la metà dei tun­nel di Gaza sono sta­ti distrut­ti, ren­den­do inu­ti­liz­za­bi­le gran par­te del­le infra­strut­tu­re atte alla cir­co­la­zio­ne dei beni pri­ma­ri. Al con­tra­rio di ciò che si pen­sa, que­sti tun­nel non sono depo­si­ti per armi (anche se potreb­be­ro esse­re sta­ti usa­ti per tra­fu­ga­re armi leg­ge­re), ma per car­bu­ran­te ed ali­men­ti. Lo sca­vo di nuo­vi tun­nel, che ora occu­pa un buon nume­ro di pale­sti­ne­si, ha tal­vol­ta inne­sca­to bom­be a grap­po­lo pre­sen­ti sul suo­lo. Que­sto tipo di ordi­gni è sta­to usa­to al con­fi­ne di Rafah e già cin­que ustio­na­ti gra­vi sono sta­ti por­ta­ti all’ospedale dopo l’esplosione di que­ste trappole.

Con­teg­gio dei mor­ti
Al 25 gen­na­io 2009, la sti­ma dei mor­ti è arri­va­ta a 1.350. Il nume­ro è in con­ti­nua asce­sa a cau­sa del­la mole di feri­ti gra­vi che con­ti­nua­no a mori­re negli ospe­da­li. Il 60% dei mor­ti è costi­tui­to da bambini.

Feri­ti gra­vi
Il nume­ro dei feri­ti gra­vi è di 5.450, con un 40% di bam­bi­ni. Si trat­ta in mas­si­ma par­te di pazien­ti ustio­na­ti o poli­trau­ma­ti­ci. Colo­ro che han­no subi­to frat­tu­re ad un solo arto e colo­ro che, pur aven­do ripor­ta­to lesio­ni sono anco­ra in gra­do di cam­mi­na­re, non sono sta­ti inclu­si in que­sto con­teg­gio.
Nel­le nostre discus­sio­ni con infer­mie­re e dot­to­ri, le paro­le “olo­cau­sto” e “cata­stro­fe” sono sta­te spes­so men­zio­na­te. Lo staff medi­co al com­ple­to por­ta i segni del trau­ma psi­co­lo­gi­co dovu­to al lavo­ro fre­ne­ti­co dell’ultimo mese, pas­sa­to a fron­teg­gia­re le mas­se che han­no affol­la­to le came­re mor­tua­rie e le sale ope­ra­to­rie. Mol­ti dei pazien­ti sono dece­du­ti nel Repar­to Inci­den­ti ed Emer­gen­za, ancor pri­ma del­la dia­gno­si. In un ospe­da­le distret­tua­le, il chi­rur­go orto­pe­di­co ha por­ta­to a ter­mi­ne 13 fis­sa­zio­ni ester­ne in meno di un gior­no.
Si sti­ma che, tra i feri­ti gra­vi, 1.600 sono desti­na­ti a rima­ne­re disa­bi­li a vita. Tra que­sti, mol­ti han­no subi­to ampu­ta­zio­ni, feri­te alla colon­na ver­te­bra­le, feri­te alla testa, ustio­ni este­se con con­trat­tu­re sfiguranti.

Fat­to­ri spe­cia­li
Duran­te l’invasione, il nume­ro dei mor­ti e dei feri­ti è sta­to par­ti­co­lar­men­te alto a cau­sa dei seguen­ti motivi:

* Nes­su­na via di fuga: Gaza è sta­ta sigil­la­ta dal­le trup­pe israe­lia­ne, che han­no impe­di­to a chiun­que di fug­gi­re dai bom­bar­da­men­ti e dall’invasione ter­re­stre. Sem­pli­ce­men­te, non c’era alcu­na via di fuga. Anche all’interno dei con­fi­ni di Gaza gli spo­sta­men­ti dal nord al sud sono sta­ti resi impos­si­bi­li dai tank israe­lia­ni, che han­no taglia­to ogni via di comu­ni­ca­zio­ne. Al con­tra­rio del­la guer­ra in Liba­no dell’82 e del ‘06, in cui la popo­la­zio­ne pote­va spo­star­si dal­le aree di bom­bar­da­men­to mas­sic­cio a quel­le di rela­ti­va sicu­rez­za, un opzio­ne di que­sto tipo era pre­clu­sa a Gaza.

* La den­si­tà del­la popo­la­zio­ne di Gaza è ecce­zio­na­le. E’ inquie­tan­te nota­re che le bom­be impie­ga­te dall’esercito israe­lia­no sono “ad alta pre­ci­sio­ne”. Il loro tas­so di suc­ces­so, nel cen­tra­re palaz­zi affol­la­ti, è del 100%. Altri esem­pi? Il mer­ca­to cen­tra­le, le sta­zio­ni di poli­zia, le scuo­le, gli edi­fi­ci dell’ONU (in cui gli abi­tan­ti era­no con­flui­ti per sfug­gi­re ai bom­bar­da­men­ti), le moschee (di cui 40 sono sta­te rase al suo­lo) e le case del­le fami­glie, con­vin­te di esse­re al sicu­ro per­ché tra loro non si anni­da­va­no com­bat­ten­ti. Nei con­do­mi­ni, una sola bom­ba a implo­sio­ne è suf­fi­cien­te a ster­mi­na­re deci­ne di fami­glie. Que­sta ten­den­za a pren­de­re di mira i civi­li ci fa sospet­ta­re che gli obiet­ti­vi mili­ta­ri sia­no con­si­de­ra­ti ber­sa­gli col­la­te­ra­li, men­tre l’obiettivo pri­ma­rio sia la popolazione.

* La quan­ti­tà e la qua­li­tà del­le muni­zio­ni sopra descrit­te ed il modo in cui sono sta­te impiegate.

* La man­can­za di dife­se che Gaza ha dimo­stra­to nei con­fron­ti del­le moder­ne armi israe­lia­ne. La regio­ne non ha tank, aero­pla­ni da guer­ra, nes­sun siste­ma anti­ae­reo da schie­ra­re con­tro l’esercito inva­so­re. Sia­mo sta­ti testi­mo­ni in pri­ma per­so­na di uno scam­bio di pal­lot­to­le tra un tank israe­lia­no e gli AK47 pale­sti­ne­si. Le for­ze in cam­po era­no, per usa­re un eufe­mi­smo, impa­ri.
L’assenza di rifu­gi anti­bom­ba fun­zio­na­li a dispo­si­zio­ne del­la popo­la­zio­ne civi­le. Sfor­tu­na­ta­men­te, anche se ci fos­se­ro non avreb­be­ro alcu­na chan­ce con­tro i bun­ker-buster israeliani.

Con­clu­sio­ne
Se si pren­do­no in con­si­de­ra­zio­ne i seguen­ti pun­ti, è ovvio che un’ulteriore inva­sio­ne di Gaza pro­vo­che­reb­be dan­ni cata­stro­fi­ci. La popo­la­zio­ne è vul­ne­ra­bi­le ed iner­me. Se la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le inten­de evi­ta­re feri­men­ti ed ucci­sio­ni di mas­sa nel pros­si­mo futu­ro, dovrà svi­lup­pa­re una qual­che for­za di dife­sa per Gaza. Se ciò non acca­drà, i civi­li con­ti­nue­ran­no a morire.

Arti­co­lo ori­gi­na­le: The wounds of Gaza, «The Lan­cet — Glo­bal Health Net­work», 2 feb­bra­io 2009.

* «The Lan­cet» è la rivi­sta medi­ca più auto­re­vo­le del mondo.

21
Giu
2009

Visioni della Crisi/ La nave dei folli — 16/02/09

(Que­sto arti­co­lo, tra­dot­to in col­la­bo­ra­zio­ne con Mile­na Finaz­zi, è sta­to pub­bli­ca­to su Mega­chip)

di Paul Craig Roberts – vdare.com

Esi­ste vita intel­li­gen­te a Washing­ton, DC? Nean­che un briciolo.
L’economia sta­tu­ni­ten­se sta implo­den­do ed Oba­ma si lascia tra­ghet­ta­re ver­so il pan­ta­no dell’Afghanistan dal suo gover­no di neo­con e agen­ti israe­lia­ni, eve­nien­za che pro­ba­bil­men­te cau­se­rà uno scon­tro con la Rus­sia e for­se anche con la Cina. La qua­le, non biso­gna scor­dar­lo, è il mag­gio­re cre­di­to­re degli Sta­ti Uniti.
Le cifre dei libri paga di gen­na­io rive­la­no cir­ca 20mila licen­zia­men­ti al gior­no. In dicem­bre, la situa­zio­ne era anche più nera del pre­vi­sto (dai 524mila licen­zia­men­ti pre­ven­ti­va­ti ai 577mila rea­li). Que­sta cor­re­zio­ne fa arri­va­re l’ammontare di posti di lavo­ro per­du­ti in due mesi a 1.175.000. Se si con­ti­nua così, i 3 milio­ni di nuo­vi impie­ghi pro­mes­si da Oba­ma saran­no con­tro­bi­lan­cia­ti e can­cel­la­ti dai licen­zia­men­ti di massa.
Secon­do John Wil­liams (esper­to di sta­ti­sti­ca e cura­to­re di Shadowstats.com), que­ste tita­ni­che cifre sono una sot­to­sti­ma del­la rea­le pro­por­zio­ne del­la cri­si. Wil­liams fa nota­re che gli erro­ri di valu­ta­zio­ne, intrin­se­chi nei fat­to­ri di cor­re­zio­ne sta­gio­na­li, han­no fat­to spa­ri­re 118mila licen­zia­men­ti dai reso­con­ti di gen­na­io: la cifra rea­le per quel mese rag­giun­ge­reb­be i 716mila posti di lavo­ro perduti.
Ma le ricer­che basa­te sui libri paga con­ta­no il nume­ro di posti di lavo­ro, non il nume­ro del­le per­so­ne occu­pa­te. Que­ste due cifre non sono equi­va­len­ti, per­ché alcu­ni cit­ta­di­ni potreb­be­ro ave­re più di un lavoro.
Al con­tra­rio, l’Household Sur­vey (NdT: un enor­me reso­con­to sul­le con­di­zio­ni eco­no­mi­che del­la nazio­ne, con­dot­to dall’equivalente ame­ri­ca­no del nostro ISTAT) con­ta il nume­ro degli impie­ga­ti effet­ti­vi. Mostra che 832mila per­so­ne han­no per­so il pro­prio lavo­ro a gen­na­io e 806mila a dicem­bre, per un tota­le di 1.638.000.
Il tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne scio­ri­na­to dai media sta­tu­ni­ten­si è, quin­di, un fal­so pla­tea­le. Wil­liams spie­ga che negli anni dell’amministrazione Clin­ton, la cate­go­ria dei lavo­ra­to­ri "sco­rag­gia­ti" (colo­ro che nean­che cer­ca­va­no più un lavo­ro) è sta­ta ride­fi­ni­ta, in modo da entra­re nel­le sta­ti­sti­che solo quan­do lo "sco­rag­gia­men­to" ave­va una dura­ta infe­rio­re ad un anno. Que­sta limi­ta­zio­ne tem­po­ra­le ha spaz­za­to via dai docu­men­ti uffi­cia­li la mag­gior par­te di que­sti disoc­cu­pa­ti sen­za spe­ran­za. Riag­gre­gan­do que­sto seg­men­to del­la popo­la­zio­ne alle sta­ti­sti­che attua­li, ci ren­dia­mo con­to che la disoc­cu­pa­zio­ne effet­ti­va, a gen­na­io, ha rag­giun­to il 18%, con un aumen­to del­lo 0,5% rispet­to al mese precedente.
In altre paro­le, se rimuo­via­mo dai dati uffi­cia­li le mani­po­la­zio­ni di un gover­no che ci men­te ogni vol­ta che apre la boc­ca, con­sta­te­re­mo che il livel­lo di disoc­cu­pa­zio­ne sta­tu­ni­ten­se è suf­fi­cien­te per dichia­ra­re la nostra eco­no­mia in sta­to di depressione.
E non potreb­be esse­re altri­men­ti, data l’enorme mole di posti di lavo­ro che è sta­ta tra­sfe­ri­ta all’estero. Un gover­no è impos­si­bi­li­ta­to a crea­re nuo­vi posti di lavo­ro, se le sue azien­de spo­sta­no all’estero gli impian­ti di pro­du­zio­ne per i beni ed i ser­vi­zi desti­na­ti al mer­ca­to inter­no. Spo­stan­do i pro­ces­si pro­dut­ti­vi all’estero, "cedo­no" ad altri sta­ti del­le fet­te del PIL nazio­na­le. Il defi­cit nel­le espor­ta­zio­ni che ne risul­ta ha, negli ulti­mi die­ci anni, fat­to crol­la­re il PIL sta­tu­ni­ten­se di 1,5 tri­lio­ni di dol­la­ri. Tra­dot­to: un sac­co di posti di lavoro.
Da anni par­lo dei lau­rea­ti costret­ti a fare la came­rie­ra o il bari­sta per soprav­vi­ve­re. Man mano che una popo­la­zio­ne espo­nen­zial­men­te inde­bi­ta­ta con­ti­nua a per­de­re posti di lavo­ro, sarà sem­pre meno incli­ne a fre­quen­ta­re bar e risto­ran­ti. E ciò signi­fi­ca che i lau­rea­ti sta­tu­ni­ten­si non riu­sci­ran­no a tro­va­re nem­me­no quei lavo­ri che impli­ca­no il lavag­gio di piat­ti o la pre­pa­ra­zio­ne di cocktail.
I legi­sla­to­ri han­no igno­ra­to il fat­to che, nel ven­tu­ne­si­mo seco­lo, la doman­da dei con­su­ma­to­ri è sta­ta prin­ci­pal­men­te ali­men­ta­ta dall’aumento dell’indebitamento, e non degli introi­ti. Que­sto fat­to basi­la­re ci mostra come sia inu­ti­le ten­ta­re di sti­mo­la­re l’economia con vago­na­te di dol­la­ri diret­te ai ban­chie­ri (per con­vin­cer­li a pre­sta­re più dena­ro, s’intende). I con­su­ma­to­ri ame­ri­ca­ni non sono più nel­la con­di­zio­ne di chie­de­re prestiti.
Se som­mia­mo il crol­lo del valo­re dei loro prin­ci­pa­li asset (vale a dire le loro case), la distru­zio­ne di metà dei loro fon­di pen­sio­ni­sti­ci e la minac­cia di un futu­ro di disoc­cu­pa­zio­ne, ci ren­dia­mo con­to che gli ame­ri­ca­ni non pos­so­no e non voglio­no spendere.
Quin­di, che sen­so ha offri­re un ‘bai­lout’ a grup­pi come la Gene­ral Motors e la Citi­bank, che fan­no il pos­si­bi­le per tra­sfe­ri­re all’estero il mag­gior nume­ro di operazioni?
È vero che gran par­te del­le infra­strut­tu­re sta­tu­ni­ten­si sono in pes­si­me con­di­zio­ni e han­no un gran biso­gno di ristrut­tu­ra­zio­ne, ma i lavo­ri in que­sto set­to­re non pro­du­co­no beni e ser­vi­zi che pos­sa­no esse­re espor­ta­ti. L’impegno mas­sic­cio nel set­to­re del­le infra­strut­tu­re non cam­bia di una vir­go­la il mostruo­so defi­cit d’esportazione sta­tu­ni­ten­se, il cui finan­zia­men­to ini­zia a rap­pre­sen­ta­re un gros­so pro­ble­ma. Ancor di più, i posti di lavo­ro nel set­to­re del­le infra­strut­tu­re dura­no esat­ta­men­te quan­to la rea­liz­za­zio­ne del­le stesse.
Nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, lo "sti­mo­lo" all’economia pro­pu­gna­to da Oba­ma non farà altro che ridur­re tem­po­ra­nea­men­te la disoc­cu­pa­zio­ne, sem­pre che la mag­gior par­te dei nuo­vi posti di lavo­ro nel cam­po dell’edilizia non sia­no occu­pa­ti da messicani.
A meno che le cor­po­ra­tion sta­tu­ni­ten­si non sia­no costret­te ad impie­ga­re mano­do­pe­ra loca­le per pro­dur­re beni e ser­vi­zi indi­riz­za­ti ai mer­ca­ti dome­sti­ci, l’economia USA non ha futu­ro. Nes­sun mem­bro del­lo staff di Oba­ma è abba­stan­za intel­li­gen­te da ren­der­se­ne con­to. Quin­di, l’economia con­ti­nue­rà ad implodere.
Come se que­sta cata­stro­fe in incu­ba­zio­ne non bastas­se, Oba­ma si è fat­to addi­rit­tu­ra tur­lu­pi­na­re dai suoi con­si­glie­ri neo­con e mili­ta­ri. Ha deci­so di espan­de­re l’impegno bel­li­co in Afgha­ni­stan, una vasta regio­ne mon­ta­gno­sa. Il pre­si­den­te inten­de sfrut­ta­re la ridu­zio­ne del­le trup­pe in Iraq per rad­dop­pia­re quel­le pre­sen­ti in Afgha­ni­stan. Nono­stan­te que­sto, i 60mila sol­da­ti pre­vi­sti non sareb­be­ro comun­que suf­fi­cien­ti. Dopo­tut­to, sono meno del­la metà di quel­li coin­vol­ti nel­la fal­li­men­ta­re occu­pa­zio­ne dell’Iraq. L’esercito ha pre­ven­ti­va­to che ci vor­reb­be­ro come mini­mo 600mila sol­da­ti per por­ta­re a ter­mi­ne la missione.
Per far fuo­ri il regi­me di Bush, gli ira­nia­ni han­no dovu­to tene­re per le bri­glie i loro allea­ti scii­ti, con­vin­cen­do­li ad usa­re le ele­zio­ni per gua­da­gnar­si il pote­re ed usar­lo per espel­le­re gli ame­ri­ca­ni. Ed è per que­sto moti­vo che, in Iraq, le trup­pe sta­tu­ni­ten­si han­no dovu­to fron­teg­gia­re "sola­men­te" l’insurrezione del­la mino­ran­za sun­ni­ta. Cio­no­no­stan­te, gli occu­pan­ti sono riu­sci­ti a vin­ce­re (si fa per dire) non sul pia­no mili­ta­re, ma a suon di ban­co­no­te, sgan­cian­do dol­la­ri su dol­la­ri per con­vin­ce­re i rivol­to­si a non com­bat­te­re. L’accordo di riti­ro del­le trup­pe è sta­to det­ta­to dagli scii­ti. Non è quel­lo che Bush avreb­be voluto.
Ci si aspet­te­reb­be che l’esperienza del­la "pas­seg­gia­ta" in Iraq avreb­be reso gli Sta­ti Uni­ti più cau­ti. Ed inve­ce no, per­ché si sono get­ta­ti con mag­gior vigo­re nel ten­ta­ti­vo di occu­pa­re l’Afghanistan, un’impresa che richie­de inol­tre la con­qui­sta di aree del Pakistan.
Per gli USA è sta­ta dura man­te­ne­re 150mila sol­da­ti in Iraq. Oba­ma neces­si­ta un altro mez­zo milio­ne di sol­da­ti per paci­fi­ca­re l’Afghanistan, da aggiun­ge­re a quel­li già stan­zia­ti. Dove inten­de anda­re a pescarli?
Una rispo­sta è l’imponente disoc­cu­pa­zio­ne USA in rapi­do aumen­to. Gli ame­ri­ca­ni met­te­ran­no la fir­ma per anda­re ad ucci­de­re all’estero piut­to­sto che resta­re sen­za casa e a sto­ma­co vuo­to in patria.
Ma que­sta è solo una mez­za solu­zio­ne. Da dove attin­ge­re il dena­ro per soste­ne­re sul cam­po un eser­ci­to di 650mila uni­tà, di oltre quat­tro vol­te supe­rio­re al con­tin­gen­te USA in Iraq, una guer­ra che ci è costa­ta tre tri­lio­ni di dol­la­ri di spe­se vive e sta già gene­ran­do costi futu­ri? Que­sto dena­ro avreb­be dovu­to som­mar­si ai tre tri­lio­ni di dol­la­ri del defi­cit di bilan­cio, pro­dot­to dal sal­va­tag­gio del set­to­re finan­zia­rio ope­ra­to da Bush, dal pac­chet­to sti­mo­lo di Oba­ma e dall’economia in rapi­do decli­no. Quan­do i siste­mi eco­no­mi­ci entra­no in cri­si — come sta acca­den­do negli USA — il get­ti­to fisca­le col­las­sa. Milio­ni di ame­ri­ca­ni disoc­cu­pa­ti non paga­no i con­tri­bu­ti del­la pre­vi­den­za socia­le, le poliz­ze per l’assicurazione sani­ta­ria e le impo­ste sul red­di­to. Le atti­vi­tà com­mer­cia­li e le azien­de che chiu­do­no non ver­sa­no le impo­ste sta­ta­li e le impo­ste fede­ra­li. I con­su­ma­to­ri sen­za dena­ro o pri­vi di acces­so al cre­di­to non sbor­sa­no le impo­ste sul­le vendite.
Gli Idio­ti di Washing­ton, per­ché di idio­ti si trat­ta, non han­no pen­sa­to per un atti­mo a come finan­zia­re il defi­cit di bilan­cio dell’anno con­ta­bi­le 2009, pari a cir­ca due-tre tri­lio­ni di dol­la­ri. Il tas­so di rispar­mio vir­tual­men­te ine­si­sten­te non lo può finan­zia­re. Il sal­do atti­vo del­la bilan­cia com­mer­cia­le dei nostri part­ner qua­li Cina, Giap­po­ne ed Ara­bia Sau­di­ta non lo può finanziare.
Per­tan­to, il gover­no USA dispo­ne di due sole pos­si­bi­li­tà per far fron­te al suo disa­van­zo. La pri­ma, è costi­tui­ta da un ulte­rio­re crol­lo del mer­ca­to bor­si­sti­co, che con­dur­reb­be gli inve­sti­to­ri soprav­vis­su­ti e le loro risor­se resi­due ai buo­ni del Teso­ro “sicu­ri”. L’altra sareb­be la mone­tiz­za­zio­ne del debi­to del Teso­ro da par­te del­la Fede­ral Reserve.
La mone­tiz­za­zio­ne del debi­to impli­che­reb­be l’acquisto da par­te del­la Fede­ral Reser­ve dei buo­ni del Teso­ro qua­lo­ra nes­su­no inten­des­se acqui­star­li o fos­se in gra­do di far­lo. Ciò avver­reb­be tra­mi­te la crea­zio­ne di depo­si­ti ban­ca­ri per con­to del Tesoro.
In altri ter­mi­ni, la Fede­ral Reser­ve “stam­pe­reb­be dena­ro” con il qua­le acqui­sta­re i buo­ni del Tesoro.
Nel momen­to in cui si veri­fi­cas­se una tale eve­nien­za, il dol­la­ro USA ces­se­reb­be di esse­re la valu­ta di riserva.
Inol­tre la Cina, il Giap­po­ne e l’Arabia Sau­di­ta, pae­si che deten­go­no ingen­ti quo­te del debi­to del Teso­ro sta­tu­ni­ten­se, non­ché altri asset in dol­la­ri USA, li ven­de­reb­be­ro subi­to, nel­la spe­ran­za di sal­var­si pri­ma degli altri.
Il dol­la­ro ame­ri­ca­no per­de­reb­be ogni valo­re, al pari di una valu­ta da repub­bli­ca del­le banane.
Gli Sta­ti Uni­ti non sareb­be­ro in gra­do di paga­re le pro­prie impor­ta­zio­ni, un pro­ble­ma que­sto par­ti­co­lar­men­te gra­ve per un pae­se che dipen­de dal­le impor­ta­zio­ni per l’energia, i manu­fat­ti e i pro­dot­ti high-tech.
I con­si­glie­ri key­ne­sia­ni di Oba­ma han­no appre­so con soler­zia la lezio­ne di Mil­ton Fried­man per il qua­le la Gran­de Depres­sio­ne fu cau­sa­ta dal­la Fede­ral Reser­ve che per­mi­se una con­tra­zio­ne dell’offerta di valu­ta e di cre­di­to. Nel cor­so del­la Gran­de Depres­sio­ne i debi­ti vir­tuo­si furo­no azze­ra­ti dal­la con­tra­zio­ne mone­ta­ria. Oggi i cre­di­ti ine­si­gi­bi­li sono pro­tet­ti dall’espansione del­la mone­ta e del cre­di­to ed il Teso­ro USA sta met­ten­do a repen­ta­glio la pro­pria sol­vi­bi­li­tà e lo sta­tus di valu­ta di riser­va del dol­la­ro con aste tri­me­stra­li di ingen­ti quan­ti­tà di bond all’apparenza interminabili.
Nel frat­tem­po i rus­si, stra­ri­pan­ti di ener­gia e di risor­se mine­ra­li e pri­vi di debi­ti, han­no appre­so di non poter­si fida­re del gover­no USA. La Rus­sia ha osser­va­to i ten­ta­ti­vi dei suc­ces­so­ri di Rea­gan di tra­sfor­ma­re le ex-repub­bli­che dell’Unione Sovie­ti­ca in sta­ti mario­net­ta in mano agli ame­ri­ca­ni ed alle loro basi mili­ta­ri. Gli USA stan­no cer­can­do di accer­chia­re la Rus­sia con mis­si­li che neu­tra­liz­zi­no il deter­ren­te stra­te­gi­co russo.
Putin ha gua­da­gna­to ter­re­no nei con­fron­ti del “com­pa­gno lupo” [1].
Gra­zie alle mano­vre del pre­si­den­te del Kir­ghi­zi­stan è riu­sci­to a sfrat­ta­re dall’ex-repubblica sovie­ti­ca la base mili­ta­re sta­tu­ni­ten­se, di vita­le impor­tan­za per gli approv­vi­gio­na­men­ti ai sol­da­ti di stan­za in Afghanistan.
Per bloc­ca­re l’ingerenza ame­ri­ca­na nel­la sua sfe­ra di influen­za, il gover­no rus­so ha crea­to un’organizzazione per il trat­ta­to di sicu­rez­za col­let­ti­va com­pren­den­te Rus­sia, Arme­nia, Bie­lo­rus­sia, Kaza­ki­stan, Kir­ghi­zi­stan, Tagi­ki­stan. L’Uzbekistan par­te­ci­pa in modo parziale.
In buo­na sostan­za, la Rus­sia ha orga­niz­za­to l’Asia Cen­tra­le con­tro la pene­tra­zio­ne americana.
A chi deve rispon­de­re il Pre­si­den­te Oba­ma? Ste­phen J. Snie­go­ski, che scri­ve sul­la ver­sio­ne ingle­se del set­ti­ma­na­le sviz­ze­ro Zeit-Fra­gen, rife­ri­sce che le figu­re chia­ve del­la cospi­ra­zio­ne neo­con – Richard Per­le, Max Boot, David Brooks e Mona Cha­ren – sareb­be­ro in esta­si per le nomi­ne effet­tua­te da Oba­ma. Non vedo­no alcu­na dif­fe­ren­za tra Oba­ma e Bush/Cheney.
Non sol­tan­to i con­si­glie­ri di Oba­ma lo stan­no con­du­cen­do ver­so una guer­ra allar­ga­ta in Afgha­ni­stan ma la poten­te lob­by filoi­srae­lia­na sta­reb­be spin­gen­do Oba­ma ver­so una guer­ra con l’Iran.
L’irrealtà nel­la qua­le il gover­no USA sta ope­ran­do è da non cre­der­si. Un gover­no in ban­ca­rot­ta che non può paga­re i pro­pri con­ti sen­za stam­pa­re nuo­va mone­ta si sta but­tan­do a capo­fit­to nel­le guer­re con­tro Afgha­ni­stan, Paki­stan ed Iran. Secon­do il Cen­ter for Stra­te­gic and Bud­ge­ta­ry Ana­ly­sis, il costo che i con­tri­buen­ti ame­ri­ca­ni devo­no soste­ne­re per man­da­re un solo sol­da­to a com­bat­te­re in Iraq ammon­ta a 775.000 dol­la­ri l’anno.
Il mon­do non ha mai visto una scon­si­de­ra­tez­za così tota­le. Le inva­sio­ni del­la Rus­sia da par­te di Napo­leo­ne e di Hitler sono sta­ti atti razio­na­li se para­go­na­te alla stu­pi­di­tà irra­gio­ne­vo­le del gover­no americano.
La guer­ra di Oba­ma in Afgha­ni­stan è come il tè del Cap­pel­la­io Mat­to. Dopo set­te anni di con­flit­to, non esi­ste anco­ra una mis­sio­ne ben defi­ni­ta o un obiet­ti­vo fina­le per il con­tin­gen­te USA in Afgha­ni­stan. Inter­pel­la­to sul­la mis­sio­ne, un uffi­cia­le mili­ta­re ame­ri­ca­no ha det­to a NBC News: «Fran­ca­men­te, non ne abbia­mo una.» La NBC rife­ri­sce che «ci stan­no lavorando».
Duran­te il suo discor­so del 5 feb­bra­io ai Demo­cra­ti­ci del­la Came­ra, il pre­si­den­te Oba­ma ha ammes­so che il gover­no USA non cono­sce il moti­vo del­la mis­sio­ne in Afgha­ni­stan e che, per evi­ta­re «che la mis­sio­ne pro­ce­da a ten­to­ni, sen­za para­me­tri chia­ri», gli Sta­ti Uni­ti «han­no biso­gno di una mis­sio­ne chiara».
Cosa ne dire­ste di esse­re man­da­ti in una guer­ra il cui sco­po è sco­no­sciu­to a tut­ti, ivi com­pre­so al coman­dan­te in capo che vi ha spe­di­to a ucci­de­re o ad esse­re ucci­si? Che ne pen­sa­te, cari con­tri­buen­ti, del fat­to di soste­ne­re ingen­ti costi per invia­re sol­da­ti in una mis­sio­ne non defi­ni­ta men­tre l’economia va a rotoli?

Paul Craig Roberts è sta­to assi­sten­te del mini­stro del Teso­ro duran­te il gover­no Rea­gan. È coau­to­re di The Tyran­ny of Good Inten­tions. Può esse­re con­tat­ta­to al seguen­te indi­riz­zo: [email protected]

Arti­co­lo ori­gi­na­le: Paul Craig Roberts, Ship of Fools, vdare.com
Link: http://www.vdare.com/roberts/090208_fools.htm.
Tra­du­zio­ne di Mas­si­mo Spi­ga e Mile­na Finaz­zi per Megachip

[1] L’autore fa rife­ri­men­to ad una cita­zio­ne di Putin, il qua­le a sua vol­ta richia­ma una vec­chia sto­riel­la rus­sa: «Rabi­no­vich e la sua peco­rel­la vaga­no per i boschi. Improv­vi­sa­men­te cado­no in una fos­sa pro­fon­da. Un atti­mo dopo anche un lupo cade nel­la stes­sa fos­sa. La peco­rel­la, spa­ven­ta­ta, si met­te a bela­re. “Cos’è tut­to que­sto bee bee bee?” chie­de Rabi­no­vich, “Il com­pa­gno Lupo sa chi mangiare”.»

21
Giu
2009

Gli avvocati: Cheney e Rumsfeld in tribunale per l’11/9? Difficile ma non impossibile

(Que­sto arti­co­lo è sta­to tra­dot­to per Mega­chip)

di Ste­phen C. Web­ster – da www.rawstory.com

Quan­do rice­vet­te una meda­glia al valo­re per le lesio­ni subi­te duran­te l’attacco al Pen­ta­go­no dell’undici set­tem­bre 2001, April Gal­lop fu defi­ni­ta una "eroi­na" dall’agenzia di stam­pa dell’esercito USA. Ma è impro­ba­bi­le che gli orga­ni di stam­pa del gover­no le riser­vi­no un entu­sia­smo del gene­re per la secon­da vol­ta.
Lune­dì scor­so (15 dicem­bre 2008, ndt), April Gal­lop, che ha pre­sta­to ser­vi­zio mili­ta­re pres­so il NISA (Net­work Infra­struc­tu­re Ser­vi­ces Agen­cy) come spe­cia­li­sta ammi­ni­stra­ti­va, ed il suo avvo­ca­to Wil­liam Vea­le han­no inten­ta­to una cau­sa civi­le con­tro l’ex-ministro del­la Dife­sa Donald Rum­sfield, il vice­pre­si­den­te Dick Che­ney e l’ex-generale dell’Aeronautica sta­tu­ni­ten­se Richard Myers, capo degli Sta­ti Mag­gio­ri Riu­ni­ti duran­te gli atten­ta­ti del 9/11.
La Gal­lop accu­sa i tre impu­ta­ti di aver par­te­ci­pa­to ad un’associazione a delin­que­re con lo sco­po di faci­li­ta­re gli attac­chi e di aver occul­ta­to il peri­co­lo al per­so­na­le del Pen­ta­go­no, con­tri­buen­do fat­ti­va­men­te alle lesio­ni che lei e suo figlio di due mesi han­no ripor­ta­to duran­te l’attentato. Nel testo del­la cau­sa si cita­no anche altri ano­ni­mi che sareb­be­ro sta­ti a cono­scen­za degli atten­ta­ti.
Que­sta sto­ria è sta­ta rive­la­ta in esclu­si­va da RAW STORY. Il testo inte­gra­le del­le dichia­ra­zio­ni è repe­ri­bi­le a que­sto link.
«Tut­to è acca­du­to mol­to rapi­da­men­te. Pen­sa­vo che ci stes­se­ro bom­bar­dan­do» ha dichia­ra­to la Gal­lop in un rap­por­to pub­bli­ca­to nell’ottobre del 2001.
Dopo aver soc­cor­so un suo col­le­ga, la don­na ha ini­zia­to a setac­cia­re le mace­rie fuman­ti del suo uffi­cio alla ricer­ca del­la figlia, Eli­sha. Dopo aver­la estrat­ta dai detri­ti, ha attra­ver­sa­to i cor­ri­doi inva­si dal fumo fino a rag­giun­ge­re il pra­to este­rio­re, in cui è crol­la­ta.
Nono­stan­te la gio­ia di esse­re soprav­vis­su­ta, la Gal­lop è «anco­ra infe­ro­ci­ta con il nemi­co: me la paghe­ran­no». Sono pas­sa­ti mol­ti anni ed ora si aspet­ta che que­sto paga­men­to arri­vi tra­mi­te una cau­sa civi­le.
«Ero mol­to sec­ca­ta dal­la fre­quen­za del­le eser­ci­ta­zio­ni anti-incen­dio e dal­le eva­cua­zio­ni simu­la­te» dichia­rò la Gal­lop al Geor­ge Washing­ton Blog in un’intervista del 2006. «Capi­ta­va­no sem­pre quan­do ave­vo altro da fare. Cio­no­no­stan­te l’undici set­tem­bre, pro­prio il gior­no in cui tut­te le nostre vite era­no in peri­co­lo, non è suo­na­to un solo allar­me.»
April ha subi­to un lie­ve lesio­ne cere­bra­le, ma anco­ra lot­ta con la sin­dro­me post-trau­ma­ti­ca e la per­di­ta di udi­to. Anche sua figlia ha subi­to una lie­ve lesio­ne cere­bra­le che è dege­ne­ra­ta in un defi­cit dell’apprendimento.
Per ciò che riguar­da la rico­stru­zio­ne dell’attentato, i ricor­di del­la Gal­lop si disco­sta­no dal­la ver­sio­ne uffi­cia­le. «Le mie dichia­ra­zio­ni sono sta­te tra­vi­sa­te in mol­te occa­sio­ni. Que­sto acca­de quan­do si han­no secon­di fini. Per la cro­na­ca, ecco la mia ver­sio­ne dei fat­ti: mi tro­va­vo nell’anello E. Dall’interno dell’edificio, e sen­za alcun indi­zio su cosa fos­se suc­ces­so all’esterno, mi par­ve che fos­se sta­ta deto­na­ta una bom­ba. Sia­mo sta­ti costret­ti a fug­gi­re dal­la strut­tu­ra pri­ma che ci cascas­se addos­so. E non ricor­do di aver visto alcun rot­ta­me aereo. Ovvia­men­te non ho idea di che aspet­to abbia un aereo dopo l’impatto con un edi­fi­cio. Ma pen­so che avrei nota­to alme­no qual­che fram­men­to inu­sua­le, qual­co­sa che alme­no somi­glias­se ad un pez­zo di aereo».
«Non voglio­no si avvii un’indagine cono­sci­ti­va», ha dichia­ra­to l’avvocato Vea­le. «Se riu­scis­si­mo a supe­ra­re la loro mozio­ne ini­zia­le, tesa a stral­cia­re le dichia­ra­zio­ni del­la mia clien­te, otter­re­mo un’incriminazione. In que­sto caso, avrem­mo otti­me pro­ba­bi­li­tà di arri­va­re fino in fon­do a que­sta fac­cen­da. La leg­ge è dal­la nostra par­te.»
La cau­sa ha qual­che possibilità?

RAW STORY ha chie­sto il pro­prio pare­re ad avvo­ca­ti esper­ti in cau­se civi­li con­tro il gover­no fede­ra­le. «Le quin­di­ci pagi­ne del recla­mo sem­bra­no il pro­dot­to di un’indagine appro­fon­di­ta, che dimo­stra con dovi­zia di par­ti­co­la­ri l’esistenza di un’associazione a delin­que­re che coin­vol­ge gli impu­ta­ti. Que­sto soda­li­zio mira­va a cau­sa­re gli atten­ta­ti o per­met­te­re che aves­se­ro luo­go e ci col­pis­se­ro men­tre era­va­mo total­men­te impre­pa­ra­ti» ha dichia­ra­to Gerald A. Sterns, del­lo stu­dio lega­le Sterns & Wal­ker di San Fran­ci­sco. «Abbia­mo già svol­to pro­ces­si per asso­cia­zio­ne a delin­que­re e per­ma­ne un fon­do di dub­bio su cosa sia suc­ces­so quel gior­no e soprat­tut­to sul per­ché. È sta­to un pun­to di svol­ta posi­ti­vo per la pre­si­den­za Bush, che fino ad allo­ra si era dimo­stra­ta tutt’altro che note­vo­le, sopra­tut­to a cau­sa del­la sua con­tro­ver­sa asce­sa alla cari­ca pochi mesi pri­ma.»
Secon­do ciò che affer­ma il sito di Sterns & Wal­ker, lo stu­dio rap­pre­sen­ta i soprav­vis­su­ti di inci­den­ti aerei o altri disa­stri di una cer­ta enti­tà. Lo stu­dio «è sta­to coin­vol­to in qua­si tut­te le prin­ci­pa­li cau­se segui­te a inci­den­ti aerei, e cen­ti­na­ia di altri pro­ces­si civi­li con accu­se ad impu­ta­ti eccel­len­ti», com­pre­si gli Sta­ti Uni­ti d’America.
«La cau­sa del­la Gal­lop ha un pre­ce­den­te simi­le. Sfor­tu­na­ta­men­te per la par­te lesa, può esse­re un indi­zio del suo desti­no. Si trat­ta del caso di Vale­rie Pla­me, un ex-agen­te del­la CIA la cui coper­tu­ra è sta­ta fat­ta sal­ta­re di pro­po­si­to da Dick Che­ney e, pro­ba­bil­men­te, altri fun­zio­na­ri del­la Casa Bian­ca. La rive­la­zio­ne è sta­ta una rap­pre­sa­glia per alcu­ne affer­ma­zio­ni poco gen­ti­li fat­te dal mari­to del­la Pla­me, il qua­le sta­va inda­gan­do sul­le affer­ma­zio­ni di Bush riguar­do all’ipotetico acqui­sto, da par­te di Sad­dam Hus­sein, di mate­rie pri­me per armi di distru­zio­ne di mas­sa da uno sta­to afri­ca­no» dice Sterns. «La Pla­me ha inten­ta­to una cau­sa con­tro Che­ney ed altri per aver­le distrut­to la car­rie­ra.»
Ed aggiun­ge: «A pre­scin­de­re dal­la nostra dispo­si­zio­ne ver­so que­sti indi­vi­dui ed il loro impat­to sugli Sta­ti Uni­ti, temia­mo che la signo­ra Gal­lop rimar­rà mol­to delu­sa da que­sto suo ten­ta­ti­vo di otte­ne­re rispo­ste per via giu­di­zia­ria.»
La pro­fe­zia pes­si­mi­sta di Sterns è sta­ta sdram­ma­tiz­za­ta da Phil­lip L. Mar­cus, un avvo­ca­to del Mary­land, spe­cia­liz­za­to in pro­prie­tà intel­let­tua­le e leg­gi sul copy­right. Mar­cus ha discus­so con RAW STORY del caso Bivens vs. Six Unk­no­wn Fede­ral Nar­co­tics Agen­ts, un pro­ces­so in cui la Cor­te Supre­ma ha decre­ta­to che il gover­no può esse­re ogget­to di cau­se civi­li se si pre­fi­gu­ra la vio­la­zio­ne di un dirit­to costi­tu­zio­na­le, anche se non esi­ste alcu­no sta­tu­to fede­ra­le a sup­por­to di un’azione lega­le di que­sto tipo.
«La giu­ri­sdi­zio­ne è un gros­so osta­co­lo alla par­te lesa, ma ci sono due stra­de per aggi­rar­la» ha affer­ma­to Mar­cus, «la pri­ma è la Dot­tri­na Bivens (per cui, se i fat­ti dimo­stra­no una gra­ve tra­sgres­sio­ne da par­te di agen­ti fede­ra­li, esi­ste una sor­ta di giu­ri­sdi­zio­ne del dirit­to fede­ra­le; sen­za di essa, le vio­la­zio­ni del Bill of Rights non potreb­be­ro ogget­to di cau­sa civi­le) e la secon­da è la 28 USC sec. 1331, ovve­ro il Fede­ral Tort Claims Act (FTCA). Vea­le ha lan­cia­to accu­se straor­di­na­rie. Nor­mal­men­te, se ci si limi­ta a segna­la­re un quan­ti­ta­ti­vo suf­fi­cien­te di fat­ti signi­fi­ca­ti­vi, la cor­te non accet­ta una linea difen­si­va basa­ta sul­la giu­ri­sdi­zio­ne. Ma con acca­di­men­ti così sin­go­la­ri, il giu­di­ce vor­rà sta­bi­li­re se esi­sto­no le pro­ve neces­sa­rie per appli­ca­re la giu­ri­sdi­zio­ne Bivens o il FTCA, pri­ma di lascia­re che Vea­le pro­ce­da con quel­la che sarà un’indagine cono­sci­ti­va colos­sa­le – ton­nel­la­te di docu­men­ti, depo­si­zio­ni sot­to giu­ra­men­to di Che­ney, Rum­my e mol­ti altri, sia impu­ta­ti che sem­pli­ci testi­mo­ni. Scom­met­to che que­sta fac­cen­da pro­se­gui­rà per altri quat­tro o cin­que anni. Ci sarà mate­ria­le per mol­ti altri articoli.»

Segue il testo inte­gra­le dei pare­ri di entram­bi gli avvo­ca­ti sul­la cau­sa di April Gallop.

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In che cir­co­stan­ze gli Sta­ti Uni­ti o qual­cu­no dei suoi fun­zio­na­ri, agen­ti o impie­ga­ti pos­so­no esse­re rite­nu­ti civil­men­te respon­sa­bi­li in un tri­bu­na­le? Può il pote­re giu­di­zia­rio ricom­pen­sa­re i dan­ni in un pro­ces­so civi­le che mira a dimo­stra­re non tan­to l’erroneità dei com­por­ta­men­ti, ma l’attività cri­mi­na­le di mem­bri del gover­no?
Le rispo­ste a que­ste doman­de pos­so­no rive­lar­si com­ples­se, ma è chia­ro che la cau­sa del­la Gal­lop non ha mol­te chan­ce di suc­ces­so.
Que­sto pro­ces­so, che si svol­ge­rà nel Distret­to Orien­ta­le di New York, riflet­te le fru­stra­zio­ni di mol­tis­si­mi ame­ri­ca­ni. La don­na, infat­ti, chie­de i dan­ni al vice­pre­si­den­te in cari­ca Dick Che­ney, al mini­stro del­la Dife­sa Donald Rum­sfeld e ad altri, in rela­zio­ne agli even­ti dell’undici set­tem­bre 2001.
Le quin­di­ci pagi­ne del recla­mo sem­bra­no il pro­dot­to di un’indagine appro­fon­di­ta, che dimo­stra con dovi­zia di par­ti­co­la­ri l’esistenza di un’associazione a delin­que­re che coin­vol­ge gli impu­ta­ti. Que­sto soda­li­zio mira­va a cau­sa­re gli atten­ta­ti o per­met­te­re che aves­se­ro luo­go e ci col­pis­se­ro men­tre era­va­mo total­men­te impre­pa­ra­ti. Abbia­mo già svol­to pro­ces­si per asso­cia­zio­ne a delin­que­re e per­ma­ne un fon­do di dub­bio su cosa sia suc­ces­so quel gior­no e soprat­tut­to sul per­ché. È sta­to un pun­to di svol­ta posi­ti­vo per la pre­si­den­za Bush, che fino ad allo­ra si era dimo­stra­ta tutt’altro che note­vo­le, sopra­tut­to a cau­sa del­la sua con­tro­ver­sa asce­sa alla cari­ca pochi mesi pri­ma.
Comun­que, anche se si sot­to­scri­vo­no alcu­ne del­le cri­ti­che e del­le accu­se mos­se a Che­ney, Rum­sfeld e gli altri (curio­sa­men­te, Bush non vie­ne cita­to in cau­sa) per le loro atti­vi­tà in que­sti ulti­mi otto anni, e a pre­scin­de­re dal­la nostra dispo­si­zio­ne ver­so que­sti indi­vi­dui ed il loro impat­to sugli Sta­ti Uni­ti, temia­mo che la signo­ra Gal­lop rimar­rà mol­to delu­sa dal suo ten­ta­ti­vo di otte­ne­re rispo­ste per via giu­di­zia­ria. La cau­sa del­la Gal­lop ha un pre­ce­den­te simi­le. Sfor­tu­na­ta­men­te per la par­te lesa, può esse­re un indi­zio del suo desti­no. Si trat­ta del caso di Vale­rie Pla­me, un ex-agen­te del­la CIA la cui coper­tu­ra è sta­ta fat­ta sal­ta­re di pro­po­si­to da Dick Che­ney e, pro­ba­bil­men­te, altri fun­zio­na­ri del­la Casa Bian­ca. La rive­la­zio­ne è sta­ta una rap­pre­sa­glia per alcu­ne affer­ma­zio­ni poco gen­ti­li fat­te dal mari­to del­la Pla­me, il qua­le sta­va inda­gan­do sul­le affer­ma­zio­ni di Bush riguar­do all’ipotetico acqui­sto, da par­te di Sad­dam Hus­sein, di mate­rie pri­me per armi di distru­zio­ne di mas­sa da uno sta­to afri­ca­no. La Pla­me ha inten­ta­to una cau­sa con­tro Che­ney ed altri per aver­le distrut­to la car­rie­ra.
La cor­te ha sbri­ga­ti­va­men­te decre­ta­to che la cau­sa non ave­va alcun fon­da­men­to: le que­stio­ni poli­ti­che di que­sto tipo non fan­no par­te del­la rou­ti­ne pro­ces­sua­le. La cor­te ha inol­tre decre­ta­to che il vice­pre­si­den­te è immu­ne a tut­ti i livel­li per le atti­vi­tà che ha svol­to o che ha omes­so di svol­ge­re nell’esercizio del­le sue fun­zio­ni pub­bli­che. Un discor­so ana­lo­go vale, ovvia­men­te, anche per Bush sia duran­te che dopo il suo man­da­to.
Mi sem­bra chia­ro che nel caso del­la Gal­lop val­ga­no le mede­si­me con­si­de­ra­zio­ni e si otter­ran­no gli stes­si risul­ta­ti. La cor­te, in segui­to alla mozio­ne degli impu­ta­ti, stral­ce­rà la cau­sa con le mede­si­me argo­men­ta­zio­ni. A pre­scin­de­re dall’opinione che cia­scu­no di noi può ave­re di Dick Che­ney, — a cui talu­ni si rife­ri­sco­no con l’appellativo di "Prin­ci­pe del­le Tene­bre" o peg­gio — le sue azio­ni nell’esercizio del­le fun­zio­ni di vice­pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti sono pro­tet­te dal­lo scru­ti­nio del pote­re giu­di­zia­rio. L’unica misu­ra per puni­re i fun­zio­na­ri inde­gni che la Costi­tu­zio­ne ci offre è l’impeachment.
Però que­sto non vuol dire che la cau­sa non pos­sa esse­re inten­ta­ta con­tro il gover­no. Si può fare e vie­ne fat­to ogni gior­no per un’ampia casi­sti­ca. Il nostro stu­dio lega­le ne ha con­dot­te mol­te con suc­ces­so. I tri­bu­na­li han­no decre­ta­to che gli Sta­ti Uni­ti godo­no di un’immunità gene­ra­liz­za­ta, ma i giu­di­ci pos­so­no non tener­ne con­to e per­met­te­re le cau­se, in con­for­mi­tà alle deci­sio­ni del Con­gres­so.
Un esem­pio clas­si­co è il Fede­ral Tort Claims Act del 1946, che auto­riz­za le cau­se civi­li con­tro gli Sta­ti Uni­ti per i dan­ni cau­sa­ti da atti o omis­sio­ni da par­te del gover­no, attra­ver­so i suoi agen­ti o le sue agen­zie, se tale con­dot­ta non è per­mes­sa dal­lo sta­to in cui l’atto o l’omissione ha avu­to luo­go.
Esi­sto­no alcu­ne ecce­zio­ni ed alcu­ne dife­se spe­cia­li a dispo­si­zio­ne del gover­no: prin­ci­pal­men­te la linea di dife­sa basa­ta sul­la Fun­zio­ne Discre­zio­na­le, che pro­teg­ge gli impie­ga­ti del gover­no, pre­si­den­te com­pre­so. Può esse­re appli­ca­ta quan­do l’esercizio del­la discre­zio­na­li­tà ha avu­to riper­cus­sio­ni che in segui­to si sono rive­la­te nega­ti­ve. Per esem­pio, que­sta linea di dife­sa ha pro­tet­to gli Sta­ti Uni­ti da ogni respon­sa­bi­li­tà sugli atten­ta­ti alle amba­scia­te ame­ri­ca­ne in Kenya e Tan­za­nia del 1998. Ma la lot­ta continua.

Gerald A. Sterns, Esq.
Sterns & Wal­ker
www.Trial-Law.com

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Que­sta non è una sem­pli­ce accu­sa di negli­gen­za.
Vea­le fa a bran­del­li l’argomentazione giu­ri­sdi­zio­na­le nel para­gra­fo 8 del recla­mo. Dovre­ste leg­ge­re qual­co­sa sul caso Bivens. La giu­ri­sdi­zio­ne è un gros­so osta­co­lo alla par­te lesa, ma ci sono due stra­de per aggi­rar­la: la pri­ma è la Dot­tri­na Bivens (per cui, se i fat­ti dimo­stra­no una gra­ve tra­sgres­sio­ne da par­te di agen­ti fede­ra­li, esi­ste una sor­ta di giu­ri­sdi­zio­ne del dirit­to fede­ra­le; sen­za di essa, le vio­la­zio­ni del Bill of Rights non potreb­be­ro ogget­to di cau­sa civi­le) e la secon­da è la 28 USC sec. 1331, ovve­ro il Fede­ral Tort Claims Act. Vea­le ha lan­cia­to accu­se straor­di­na­rie. Di soli­to, se ci si limi­ta a segna­la­re un quan­ti­ta­ti­vo suf­fi­cien­te di fat­ti signi­fi­ca­ti­vi, la cor­te non accet­ta una linea difen­si­va basa­ta sul­la giu­ri­sdi­zio­ne. Ma con acca­di­men­ti così sin­go­la­ri, il giu­di­ce vor­rà sta­bi­li­re se esi­sto­no le pro­ve neces­sa­rie per appli­ca­re la giu­ri­sdi­zio­ne Bivens o la FTCA, pri­ma di lascia­re che Vea­le pro­ce­da con quel­la che sarà un’indagine cono­sci­ti­va colos­sa­le – ton­nel­la­te di docu­men­ti, depo­si­zio­ni sot­to giu­ra­men­to di Che­ney, Rum­my e mol­ti altri, sia impu­ta­ti che sem­pli­ci testi­mo­ni.
Que­sto pro­ces­so mi ricor­da il caso Hat­fill, il tizio che era "d’interesse" nel­la fac­cen­da del­le buste all’antrace e poi non lo era più. Ma stia­mo par­lan­do di un altro distret­to. Vea­le svol­ge la sua cau­sa nel distret­to meri­dio­na­le di New York, men­tre Hat­fill era da tutt’altra par­te. Scom­met­to che que­sta cau­sa pro­se­gui­rà per altri quat­tro o cin­que anni. Ci sarà mate­ria­le per mol­ti altri articoli.

–Phi­lip L. Mar­cus, Esq.
Busi­ness Nego­tia­tions & Agree­men­ts & Intel­lec­tual Pro­per­ty
www.negotiationpro.com

Fon­te: Ste­phen C. Web­ster
18 dicem­bre 2008
Link: http://rawstory.com/news/2008/Legal_minds_respond_to_landmark_911_1218.html
Tito­lo nell’originale: “Legal minds respond to land­mark 9/11 civil suit again­st Rum­sfeld, Cheney”.
21
Giu
2009

La Fine di Cthulhu — Volume 1


La Fine di Cthu­lhu
(The Fall Of Cthu­lhu in ori­gi­na­le) è un fumet­to che si ispi­ra libe­ra­men­te alla mito­lo­gia di Howard Phil­lips Love­craft, aggior­nan­do­la al pre­sen­te e ad uno sti­le nar­ra­ti­vo che oscil­la tra psi­co­dram­ma e detec­ti­ve story.
Que­sto pri­mo volu­me del­la saga segue le vicen­de di Cy, uno stu­den­te uni­ver­si­ta­rio che, in segui­to al miste­rio­so sui­ci­dio di suo zio, rima­ne invi­schia­to in una guer­ra segre­ta tra cul­ti­sti di divi­ni­tà mostruose.
Tra­dur­lo è sta­to un vero pia­ce­re: nono­stan­te il set­ting e la tra­ma segua­no più i cano­ni del­la nar­ra­zio­ne hol­ly­woo­dia­na che le pom­po­se impal­ca­tu­re let­te­ra­rie del Soli­ta­rio di Pro­vi­den­ce, gli auto­ri sono comun­que riu­sci­ti a man­te­re il sapo­re che ha reso cele­bre in tut­to il mon­do la cosmo­lo­gia cthulhoide.
In Ita­lia è pub­bli­ca­to dal­la Free­books, men­tre la sua edi­zio­ne ori­gi­na­le è a cura del­la Boom! Stu­dios. Quest'ultima casa edi­tri­ce (e, di con­se­guen­za, anche la con­tro­par­te ita­lia­na) ha un approc­cio inte­res­san­te al fumet­to. Stan­chi del­la tsu­na­mi di fumet­ti supe­re­roi­sti­ci che ha tra­vol­to il fumet­to sta­tu­ni­ten­se, i suoi fon­da­to­ri han­no deci­so di con­cen­trar­si su quel­lo che riten­go­no esse­re il "vero main­stream": la glo­rio­sa nar­ra­zio­ne popo­la­re che spo­po­la (appun­to) nel mon­do del cine­ma, del­la let­te­ra­tu­ra e del­le altre for­me di intrat­te­ni­men­to non fumet­ti­sti­co. I volu­mi del­la Boom! Stu­dios sono spes­so mini­se­rie a fumet­ti d'orrore, di fan­ta­scien­za, com­me­die o dram­mi socia­li. Non seguo­no le avven­tu­re di un soli­ta­rio eroe, ma han­no il respi­ro di un bloc­k­bu­ster cine­ma­to­gra­fi­co. Una casa edi­tri­ce che segui­rò con interesse.

La Fine di Cthu­lhu — Volu­me 1
Scrit­to da: Micheal Alan Nelson
Dise­gna­to da: Jean Dzialowski
Edi­to da: Free­books
136 pagi­ne a colori
12,90€

Acqui­sta­lo sul sito del­la Freebooks