21
Giu
2009

Gli avvocati: Cheney e Rumsfeld in tribunale per l’11/9? Difficile ma non impossibile

(Que­sto arti­co­lo è sta­to tra­dot­to per Mega­chip)

di Ste­phen C. Web­ster – da www.rawstory.com

Quan­do rice­vet­te una meda­glia al valo­re per le lesio­ni subi­te duran­te l’attacco al Pen­ta­go­no dell’undici set­tem­bre 2001, April Gal­lop fu defi­ni­ta una "eroi­na" dall’agenzia di stam­pa dell’esercito USA. Ma è impro­ba­bi­le che gli orga­ni di stam­pa del gover­no le riser­vi­no un entu­sia­smo del gene­re per la secon­da vol­ta.
Lune­dì scor­so (15 dicem­bre 2008, ndt), April Gal­lop, che ha pre­sta­to ser­vi­zio mili­ta­re pres­so il NISA (Net­work Infra­struc­tu­re Ser­vi­ces Agen­cy) come spe­cia­li­sta ammi­ni­stra­ti­va, ed il suo avvo­ca­to Wil­liam Vea­le han­no inten­ta­to una cau­sa civi­le con­tro l’ex-ministro del­la Dife­sa Donald Rum­sfield, il vice­pre­si­den­te Dick Che­ney e l’ex-generale dell’Aeronautica sta­tu­ni­ten­se Richard Myers, capo degli Sta­ti Mag­gio­ri Riu­ni­ti duran­te gli atten­ta­ti del 9/11.
La Gal­lop accu­sa i tre impu­ta­ti di aver par­te­ci­pa­to ad un’associazione a delin­que­re con lo sco­po di faci­li­ta­re gli attac­chi e di aver occul­ta­to il peri­co­lo al per­so­na­le del Pen­ta­go­no, con­tri­buen­do fat­ti­va­men­te alle lesio­ni che lei e suo figlio di due mesi han­no ripor­ta­to duran­te l’attentato. Nel testo del­la cau­sa si cita­no anche altri ano­ni­mi che sareb­be­ro sta­ti a cono­scen­za degli atten­ta­ti.
Que­sta sto­ria è sta­ta rive­la­ta in esclu­si­va da RAW STORY. Il testo inte­gra­le del­le dichia­ra­zio­ni è repe­ri­bi­le a que­sto link.
«Tut­to è acca­du­to mol­to rapi­da­men­te. Pen­sa­vo che ci stes­se­ro bom­bar­dan­do» ha dichia­ra­to la Gal­lop in un rap­por­to pub­bli­ca­to nell’ottobre del 2001.
Dopo aver soc­cor­so un suo col­le­ga, la don­na ha ini­zia­to a setac­cia­re le mace­rie fuman­ti del suo uffi­cio alla ricer­ca del­la figlia, Eli­sha. Dopo aver­la estrat­ta dai detri­ti, ha attra­ver­sa­to i cor­ri­doi inva­si dal fumo fino a rag­giun­ge­re il pra­to este­rio­re, in cui è crol­la­ta.
Nono­stan­te la gio­ia di esse­re soprav­vis­su­ta, la Gal­lop è «anco­ra infe­ro­ci­ta con il nemi­co: me la paghe­ran­no». Sono pas­sa­ti mol­ti anni ed ora si aspet­ta che que­sto paga­men­to arri­vi tra­mi­te una cau­sa civi­le.
«Ero mol­to sec­ca­ta dal­la fre­quen­za del­le eser­ci­ta­zio­ni anti-incen­dio e dal­le eva­cua­zio­ni simu­la­te» dichia­rò la Gal­lop al Geor­ge Washing­ton Blog in un’intervista del 2006. «Capi­ta­va­no sem­pre quan­do ave­vo altro da fare. Cio­no­no­stan­te l’undici set­tem­bre, pro­prio il gior­no in cui tut­te le nostre vite era­no in peri­co­lo, non è suo­na­to un solo allar­me.»
April ha subi­to un lie­ve lesio­ne cere­bra­le, ma anco­ra lot­ta con la sin­dro­me post-trau­ma­ti­ca e la per­di­ta di udi­to. Anche sua figlia ha subi­to una lie­ve lesio­ne cere­bra­le che è dege­ne­ra­ta in un defi­cit dell’apprendimento.
Per ciò che riguar­da la rico­stru­zio­ne dell’attentato, i ricor­di del­la Gal­lop si disco­sta­no dal­la ver­sio­ne uffi­cia­le. «Le mie dichia­ra­zio­ni sono sta­te tra­vi­sa­te in mol­te occa­sio­ni. Que­sto acca­de quan­do si han­no secon­di fini. Per la cro­na­ca, ecco la mia ver­sio­ne dei fat­ti: mi tro­va­vo nell’anello E. Dall’interno dell’edificio, e sen­za alcun indi­zio su cosa fos­se suc­ces­so all’esterno, mi par­ve che fos­se sta­ta deto­na­ta una bom­ba. Sia­mo sta­ti costret­ti a fug­gi­re dal­la strut­tu­ra pri­ma che ci cascas­se addos­so. E non ricor­do di aver visto alcun rot­ta­me aereo. Ovvia­men­te non ho idea di che aspet­to abbia un aereo dopo l’impatto con un edi­fi­cio. Ma pen­so che avrei nota­to alme­no qual­che fram­men­to inu­sua­le, qual­co­sa che alme­no somi­glias­se ad un pez­zo di aereo».
«Non voglio­no si avvii un’indagine cono­sci­ti­va», ha dichia­ra­to l’avvocato Vea­le. «Se riu­scis­si­mo a supe­ra­re la loro mozio­ne ini­zia­le, tesa a stral­cia­re le dichia­ra­zio­ni del­la mia clien­te, otter­re­mo un’incriminazione. In que­sto caso, avrem­mo otti­me pro­ba­bi­li­tà di arri­va­re fino in fon­do a que­sta fac­cen­da. La leg­ge è dal­la nostra par­te.»
La cau­sa ha qual­che possibilità?

RAW STORY ha chie­sto il pro­prio pare­re ad avvo­ca­ti esper­ti in cau­se civi­li con­tro il gover­no fede­ra­le. «Le quin­di­ci pagi­ne del recla­mo sem­bra­no il pro­dot­to di un’indagine appro­fon­di­ta, che dimo­stra con dovi­zia di par­ti­co­la­ri l’esistenza di un’associazione a delin­que­re che coin­vol­ge gli impu­ta­ti. Que­sto soda­li­zio mira­va a cau­sa­re gli atten­ta­ti o per­met­te­re che aves­se­ro luo­go e ci col­pis­se­ro men­tre era­va­mo total­men­te impre­pa­ra­ti» ha dichia­ra­to Gerald A. Sterns, del­lo stu­dio lega­le Sterns & Wal­ker di San Fran­ci­sco. «Abbia­mo già svol­to pro­ces­si per asso­cia­zio­ne a delin­que­re e per­ma­ne un fon­do di dub­bio su cosa sia suc­ces­so quel gior­no e soprat­tut­to sul per­ché. È sta­to un pun­to di svol­ta posi­ti­vo per la pre­si­den­za Bush, che fino ad allo­ra si era dimo­stra­ta tutt’altro che note­vo­le, sopra­tut­to a cau­sa del­la sua con­tro­ver­sa asce­sa alla cari­ca pochi mesi pri­ma.»
Secon­do ciò che affer­ma il sito di Sterns & Wal­ker, lo stu­dio rap­pre­sen­ta i soprav­vis­su­ti di inci­den­ti aerei o altri disa­stri di una cer­ta enti­tà. Lo stu­dio «è sta­to coin­vol­to in qua­si tut­te le prin­ci­pa­li cau­se segui­te a inci­den­ti aerei, e cen­ti­na­ia di altri pro­ces­si civi­li con accu­se ad impu­ta­ti eccel­len­ti», com­pre­si gli Sta­ti Uni­ti d’America.
«La cau­sa del­la Gal­lop ha un pre­ce­den­te simi­le. Sfor­tu­na­ta­men­te per la par­te lesa, può esse­re un indi­zio del suo desti­no. Si trat­ta del caso di Vale­rie Pla­me, un ex-agen­te del­la CIA la cui coper­tu­ra è sta­ta fat­ta sal­ta­re di pro­po­si­to da Dick Che­ney e, pro­ba­bil­men­te, altri fun­zio­na­ri del­la Casa Bian­ca. La rive­la­zio­ne è sta­ta una rap­pre­sa­glia per alcu­ne affer­ma­zio­ni poco gen­ti­li fat­te dal mari­to del­la Pla­me, il qua­le sta­va inda­gan­do sul­le affer­ma­zio­ni di Bush riguar­do all’ipotetico acqui­sto, da par­te di Sad­dam Hus­sein, di mate­rie pri­me per armi di distru­zio­ne di mas­sa da uno sta­to afri­ca­no» dice Sterns. «La Pla­me ha inten­ta­to una cau­sa con­tro Che­ney ed altri per aver­le distrut­to la car­rie­ra.»
Ed aggiun­ge: «A pre­scin­de­re dal­la nostra dispo­si­zio­ne ver­so que­sti indi­vi­dui ed il loro impat­to sugli Sta­ti Uni­ti, temia­mo che la signo­ra Gal­lop rimar­rà mol­to delu­sa da que­sto suo ten­ta­ti­vo di otte­ne­re rispo­ste per via giu­di­zia­ria.»
La pro­fe­zia pes­si­mi­sta di Sterns è sta­ta sdram­ma­tiz­za­ta da Phil­lip L. Mar­cus, un avvo­ca­to del Mary­land, spe­cia­liz­za­to in pro­prie­tà intel­let­tua­le e leg­gi sul copy­right. Mar­cus ha discus­so con RAW STORY del caso Bivens vs. Six Unk­no­wn Fede­ral Nar­co­tics Agen­ts, un pro­ces­so in cui la Cor­te Supre­ma ha decre­ta­to che il gover­no può esse­re ogget­to di cau­se civi­li se si pre­fi­gu­ra la vio­la­zio­ne di un dirit­to costi­tu­zio­na­le, anche se non esi­ste alcu­no sta­tu­to fede­ra­le a sup­por­to di un’azione lega­le di que­sto tipo.
«La giu­ri­sdi­zio­ne è un gros­so osta­co­lo alla par­te lesa, ma ci sono due stra­de per aggi­rar­la» ha affer­ma­to Mar­cus, «la pri­ma è la Dot­tri­na Bivens (per cui, se i fat­ti dimo­stra­no una gra­ve tra­sgres­sio­ne da par­te di agen­ti fede­ra­li, esi­ste una sor­ta di giu­ri­sdi­zio­ne del dirit­to fede­ra­le; sen­za di essa, le vio­la­zio­ni del Bill of Rights non potreb­be­ro ogget­to di cau­sa civi­le) e la secon­da è la 28 USC sec. 1331, ovve­ro il Fede­ral Tort Claims Act (FTCA). Vea­le ha lan­cia­to accu­se straor­di­na­rie. Nor­mal­men­te, se ci si limi­ta a segna­la­re un quan­ti­ta­ti­vo suf­fi­cien­te di fat­ti signi­fi­ca­ti­vi, la cor­te non accet­ta una linea difen­si­va basa­ta sul­la giu­ri­sdi­zio­ne. Ma con acca­di­men­ti così sin­go­la­ri, il giu­di­ce vor­rà sta­bi­li­re se esi­sto­no le pro­ve neces­sa­rie per appli­ca­re la giu­ri­sdi­zio­ne Bivens o il FTCA, pri­ma di lascia­re che Vea­le pro­ce­da con quel­la che sarà un’indagine cono­sci­ti­va colos­sa­le – ton­nel­la­te di docu­men­ti, depo­si­zio­ni sot­to giu­ra­men­to di Che­ney, Rum­my e mol­ti altri, sia impu­ta­ti che sem­pli­ci testi­mo­ni. Scom­met­to che que­sta fac­cen­da pro­se­gui­rà per altri quat­tro o cin­que anni. Ci sarà mate­ria­le per mol­ti altri articoli.»

Segue il testo inte­gra­le dei pare­ri di entram­bi gli avvo­ca­ti sul­la cau­sa di April Gallop.

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In che cir­co­stan­ze gli Sta­ti Uni­ti o qual­cu­no dei suoi fun­zio­na­ri, agen­ti o impie­ga­ti pos­so­no esse­re rite­nu­ti civil­men­te respon­sa­bi­li in un tri­bu­na­le? Può il pote­re giu­di­zia­rio ricom­pen­sa­re i dan­ni in un pro­ces­so civi­le che mira a dimo­stra­re non tan­to l’erroneità dei com­por­ta­men­ti, ma l’attività cri­mi­na­le di mem­bri del gover­no?
Le rispo­ste a que­ste doman­de pos­so­no rive­lar­si com­ples­se, ma è chia­ro che la cau­sa del­la Gal­lop non ha mol­te chan­ce di suc­ces­so.
Que­sto pro­ces­so, che si svol­ge­rà nel Distret­to Orien­ta­le di New York, riflet­te le fru­stra­zio­ni di mol­tis­si­mi ame­ri­ca­ni. La don­na, infat­ti, chie­de i dan­ni al vice­pre­si­den­te in cari­ca Dick Che­ney, al mini­stro del­la Dife­sa Donald Rum­sfeld e ad altri, in rela­zio­ne agli even­ti dell’undici set­tem­bre 2001.
Le quin­di­ci pagi­ne del recla­mo sem­bra­no il pro­dot­to di un’indagine appro­fon­di­ta, che dimo­stra con dovi­zia di par­ti­co­la­ri l’esistenza di un’associazione a delin­que­re che coin­vol­ge gli impu­ta­ti. Que­sto soda­li­zio mira­va a cau­sa­re gli atten­ta­ti o per­met­te­re che aves­se­ro luo­go e ci col­pis­se­ro men­tre era­va­mo total­men­te impre­pa­ra­ti. Abbia­mo già svol­to pro­ces­si per asso­cia­zio­ne a delin­que­re e per­ma­ne un fon­do di dub­bio su cosa sia suc­ces­so quel gior­no e soprat­tut­to sul per­ché. È sta­to un pun­to di svol­ta posi­ti­vo per la pre­si­den­za Bush, che fino ad allo­ra si era dimo­stra­ta tutt’altro che note­vo­le, sopra­tut­to a cau­sa del­la sua con­tro­ver­sa asce­sa alla cari­ca pochi mesi pri­ma.
Comun­que, anche se si sot­to­scri­vo­no alcu­ne del­le cri­ti­che e del­le accu­se mos­se a Che­ney, Rum­sfeld e gli altri (curio­sa­men­te, Bush non vie­ne cita­to in cau­sa) per le loro atti­vi­tà in que­sti ulti­mi otto anni, e a pre­scin­de­re dal­la nostra dispo­si­zio­ne ver­so que­sti indi­vi­dui ed il loro impat­to sugli Sta­ti Uni­ti, temia­mo che la signo­ra Gal­lop rimar­rà mol­to delu­sa dal suo ten­ta­ti­vo di otte­ne­re rispo­ste per via giu­di­zia­ria. La cau­sa del­la Gal­lop ha un pre­ce­den­te simi­le. Sfor­tu­na­ta­men­te per la par­te lesa, può esse­re un indi­zio del suo desti­no. Si trat­ta del caso di Vale­rie Pla­me, un ex-agen­te del­la CIA la cui coper­tu­ra è sta­ta fat­ta sal­ta­re di pro­po­si­to da Dick Che­ney e, pro­ba­bil­men­te, altri fun­zio­na­ri del­la Casa Bian­ca. La rive­la­zio­ne è sta­ta una rap­pre­sa­glia per alcu­ne affer­ma­zio­ni poco gen­ti­li fat­te dal mari­to del­la Pla­me, il qua­le sta­va inda­gan­do sul­le affer­ma­zio­ni di Bush riguar­do all’ipotetico acqui­sto, da par­te di Sad­dam Hus­sein, di mate­rie pri­me per armi di distru­zio­ne di mas­sa da uno sta­to afri­ca­no. La Pla­me ha inten­ta­to una cau­sa con­tro Che­ney ed altri per aver­le distrut­to la car­rie­ra.
La cor­te ha sbri­ga­ti­va­men­te decre­ta­to che la cau­sa non ave­va alcun fon­da­men­to: le que­stio­ni poli­ti­che di que­sto tipo non fan­no par­te del­la rou­ti­ne pro­ces­sua­le. La cor­te ha inol­tre decre­ta­to che il vice­pre­si­den­te è immu­ne a tut­ti i livel­li per le atti­vi­tà che ha svol­to o che ha omes­so di svol­ge­re nell’esercizio del­le sue fun­zio­ni pub­bli­che. Un discor­so ana­lo­go vale, ovvia­men­te, anche per Bush sia duran­te che dopo il suo man­da­to.
Mi sem­bra chia­ro che nel caso del­la Gal­lop val­ga­no le mede­si­me con­si­de­ra­zio­ni e si otter­ran­no gli stes­si risul­ta­ti. La cor­te, in segui­to alla mozio­ne degli impu­ta­ti, stral­ce­rà la cau­sa con le mede­si­me argo­men­ta­zio­ni. A pre­scin­de­re dall’opinione che cia­scu­no di noi può ave­re di Dick Che­ney, — a cui talu­ni si rife­ri­sco­no con l’appellativo di "Prin­ci­pe del­le Tene­bre" o peg­gio — le sue azio­ni nell’esercizio del­le fun­zio­ni di vice­pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti sono pro­tet­te dal­lo scru­ti­nio del pote­re giu­di­zia­rio. L’unica misu­ra per puni­re i fun­zio­na­ri inde­gni che la Costi­tu­zio­ne ci offre è l’impeachment.
Però que­sto non vuol dire che la cau­sa non pos­sa esse­re inten­ta­ta con­tro il gover­no. Si può fare e vie­ne fat­to ogni gior­no per un’ampia casi­sti­ca. Il nostro stu­dio lega­le ne ha con­dot­te mol­te con suc­ces­so. I tri­bu­na­li han­no decre­ta­to che gli Sta­ti Uni­ti godo­no di un’immunità gene­ra­liz­za­ta, ma i giu­di­ci pos­so­no non tener­ne con­to e per­met­te­re le cau­se, in con­for­mi­tà alle deci­sio­ni del Con­gres­so.
Un esem­pio clas­si­co è il Fede­ral Tort Claims Act del 1946, che auto­riz­za le cau­se civi­li con­tro gli Sta­ti Uni­ti per i dan­ni cau­sa­ti da atti o omis­sio­ni da par­te del gover­no, attra­ver­so i suoi agen­ti o le sue agen­zie, se tale con­dot­ta non è per­mes­sa dal­lo sta­to in cui l’atto o l’omissione ha avu­to luo­go.
Esi­sto­no alcu­ne ecce­zio­ni ed alcu­ne dife­se spe­cia­li a dispo­si­zio­ne del gover­no: prin­ci­pal­men­te la linea di dife­sa basa­ta sul­la Fun­zio­ne Discre­zio­na­le, che pro­teg­ge gli impie­ga­ti del gover­no, pre­si­den­te com­pre­so. Può esse­re appli­ca­ta quan­do l’esercizio del­la discre­zio­na­li­tà ha avu­to riper­cus­sio­ni che in segui­to si sono rive­la­te nega­ti­ve. Per esem­pio, que­sta linea di dife­sa ha pro­tet­to gli Sta­ti Uni­ti da ogni respon­sa­bi­li­tà sugli atten­ta­ti alle amba­scia­te ame­ri­ca­ne in Kenya e Tan­za­nia del 1998. Ma la lot­ta continua.

Gerald A. Sterns, Esq.
Sterns & Wal­ker
www.Trial-Law.com

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Que­sta non è una sem­pli­ce accu­sa di negli­gen­za.
Vea­le fa a bran­del­li l’argomentazione giu­ri­sdi­zio­na­le nel para­gra­fo 8 del recla­mo. Dovre­ste leg­ge­re qual­co­sa sul caso Bivens. La giu­ri­sdi­zio­ne è un gros­so osta­co­lo alla par­te lesa, ma ci sono due stra­de per aggi­rar­la: la pri­ma è la Dot­tri­na Bivens (per cui, se i fat­ti dimo­stra­no una gra­ve tra­sgres­sio­ne da par­te di agen­ti fede­ra­li, esi­ste una sor­ta di giu­ri­sdi­zio­ne del dirit­to fede­ra­le; sen­za di essa, le vio­la­zio­ni del Bill of Rights non potreb­be­ro ogget­to di cau­sa civi­le) e la secon­da è la 28 USC sec. 1331, ovve­ro il Fede­ral Tort Claims Act. Vea­le ha lan­cia­to accu­se straor­di­na­rie. Di soli­to, se ci si limi­ta a segna­la­re un quan­ti­ta­ti­vo suf­fi­cien­te di fat­ti signi­fi­ca­ti­vi, la cor­te non accet­ta una linea difen­si­va basa­ta sul­la giu­ri­sdi­zio­ne. Ma con acca­di­men­ti così sin­go­la­ri, il giu­di­ce vor­rà sta­bi­li­re se esi­sto­no le pro­ve neces­sa­rie per appli­ca­re la giu­ri­sdi­zio­ne Bivens o la FTCA, pri­ma di lascia­re che Vea­le pro­ce­da con quel­la che sarà un’indagine cono­sci­ti­va colos­sa­le – ton­nel­la­te di docu­men­ti, depo­si­zio­ni sot­to giu­ra­men­to di Che­ney, Rum­my e mol­ti altri, sia impu­ta­ti che sem­pli­ci testi­mo­ni.
Que­sto pro­ces­so mi ricor­da il caso Hat­fill, il tizio che era "d’interesse" nel­la fac­cen­da del­le buste all’antrace e poi non lo era più. Ma stia­mo par­lan­do di un altro distret­to. Vea­le svol­ge la sua cau­sa nel distret­to meri­dio­na­le di New York, men­tre Hat­fill era da tutt’altra par­te. Scom­met­to che que­sta cau­sa pro­se­gui­rà per altri quat­tro o cin­que anni. Ci sarà mate­ria­le per mol­ti altri articoli.

–Phi­lip L. Mar­cus, Esq.
Busi­ness Nego­tia­tions & Agree­men­ts & Intel­lec­tual Pro­per­ty
www.negotiationpro.com

Fon­te: Ste­phen C. Web­ster
18 dicem­bre 2008
Link: http://rawstory.com/news/2008/Legal_minds_respond_to_landmark_911_1218.html
Tito­lo nell’originale: “Legal minds respond to land­mark 9/11 civil suit again­st Rum­sfeld, Cheney”.
21
Giu
2009

La Fine di Cthulhu — Volume 1


La Fine di Cthu­lhu
(The Fall Of Cthu­lhu in ori­gi­na­le) è un fumet­to che si ispi­ra libe­ra­men­te alla mito­lo­gia di Howard Phil­lips Love­craft, aggior­nan­do­la al pre­sen­te e ad uno sti­le nar­ra­ti­vo che oscil­la tra psi­co­dram­ma e detec­ti­ve story.
Que­sto pri­mo volu­me del­la saga segue le vicen­de di Cy, uno stu­den­te uni­ver­si­ta­rio che, in segui­to al miste­rio­so sui­ci­dio di suo zio, rima­ne invi­schia­to in una guer­ra segre­ta tra cul­ti­sti di divi­ni­tà mostruose.
Tra­dur­lo è sta­to un vero pia­ce­re: nono­stan­te il set­ting e la tra­ma segua­no più i cano­ni del­la nar­ra­zio­ne hol­ly­woo­dia­na che le pom­po­se impal­ca­tu­re let­te­ra­rie del Soli­ta­rio di Pro­vi­den­ce, gli auto­ri sono comun­que riu­sci­ti a man­te­re il sapo­re che ha reso cele­bre in tut­to il mon­do la cosmo­lo­gia cthulhoide.
In Ita­lia è pub­bli­ca­to dal­la Free­books, men­tre la sua edi­zio­ne ori­gi­na­le è a cura del­la Boom! Stu­dios. Quest'ultima casa edi­tri­ce (e, di con­se­guen­za, anche la con­tro­par­te ita­lia­na) ha un approc­cio inte­res­san­te al fumet­to. Stan­chi del­la tsu­na­mi di fumet­ti supe­re­roi­sti­ci che ha tra­vol­to il fumet­to sta­tu­ni­ten­se, i suoi fon­da­to­ri han­no deci­so di con­cen­trar­si su quel­lo che riten­go­no esse­re il "vero main­stream": la glo­rio­sa nar­ra­zio­ne popo­la­re che spo­po­la (appun­to) nel mon­do del cine­ma, del­la let­te­ra­tu­ra e del­le altre for­me di intrat­te­ni­men­to non fumet­ti­sti­co. I volu­mi del­la Boom! Stu­dios sono spes­so mini­se­rie a fumet­ti d'orrore, di fan­ta­scien­za, com­me­die o dram­mi socia­li. Non seguo­no le avven­tu­re di un soli­ta­rio eroe, ma han­no il respi­ro di un bloc­k­bu­ster cine­ma­to­gra­fi­co. Una casa edi­tri­ce che segui­rò con interesse.

La Fine di Cthu­lhu — Volu­me 1
Scrit­to da: Micheal Alan Nelson
Dise­gna­to da: Jean Dzialowski
Edi­to da: Free­books
136 pagi­ne a colori
12,90€

Acqui­sta­lo sul sito del­la Freebooks