Riedito da Edizioni di Karta, è uscito il secondo eBook della serie Lovecraft Zero: Nyarlathotep.
Scritto da H.P. Lovecraft e tradotto da Massimo Spiga, è acquistabile e leggibile da chiunque abbia un lettore eBook o un tablet. Cthulhu f'taghn!
La collana
Lovecraft Zero intende riproporre i racconti brevi, le lettere e gli altri testi di Howard Phillips Lovecraft in formato digitale ed in italiano. Soprattutto, la novità di Lovecraft Zero è la traduzione: è contemporanea e dinamica, priva della pomposità ottocentesca che caratterizza lo stile del Solitario di Providence. Lungi dall'essere una "violazione" degli scritti lovecraftiani, questa collana è un atto d'amore nei confronti del genio di questo autore.
Visita la homepage di Lovecraft Zero a questo link.
Il secondo volume contiene il racconto breve Nyarlathotep, scritto nel 1920 e pubblicato nello stesso anno sulla rivista The United Amateur. Il volume inoltre contiene Storia del Necronomicon: scritta da Lovecraft nel 1927, è una sintetica esposizione della "vita editoriale" del libro inesistente più celebre della storia.
Sinossi
Il misterioso Nyarlathotep giunge dall’Egitto agli USA, portando una nuova scienza ed una nuova visione profetica ad un occidente ormai caduto nel caos e nel terrore.
Anteprima
Nyarlathotep. Il caos strisciante.
Io sono l’ultimo. Mi udirà il vuoto in ascolto…
Avvenne molti mesi fa. Non ne ricordo con chiarezza il principio. Una spaventosa pressione ci opprimeva: ad una stagione di tumulti politici e sociali si era aggiunta una indefinibile, minacciosa inquietudine. Il sentore, quasi fisico, di un pericolo all’orizzonte. Così diffuso ed onnicomprensivo da essere concepibile solo nei più angosciosi recessi del sogno. Le strade erano popolate da volti pallidi, nervosi. Alcuni sussurravano allarmi e profezie. Nessuno ammetteva a sé stesso di averle udite, né osava ripeterle ad alta voce. Un senso di colpa mostruoso intrideva la terra. Emerso dagli abissi che si celano tra le stelle, era simile ad un vento gelido. Il suo sibilo faceva tremare chi popolava luoghi bui e solitari. Il corso stesso delle stagioni aveva subito un’alterazione demoniaca. Il calore autunnale rifiutava di svanire, ingenerando in noi il timore che il mondo, e forse l’intero universo, si fosse sottratto al controllo degli dei o entità a noi familiari per finire sotto il giogo di dei o entità ignote.
Riedito da Edizioni di Karta, è uscito il primo eBook della serie Lovecraft Zero: Dagon.
Scritto da H.P. Lovecraft e tradotto da Massimo Spiga, è acquistabile e leggibile da chiunque abbia un lettore eBook o un tablet. Cthulhu f'taghn!
La collana
Lovecraft Zero intende riproporre i racconti brevi, le lettere e gli altri testi di Howard Phillips Lovecraft in formato digitale ed in italiano. Soprattutto, la novità di Lovecraft Zero è la traduzione: è contemporanea e dinamica, priva della pomposità ottocentesca che caratterizza lo stile del Solitario di Providence. Lungi dall'essere una "violazione" degli scritti lovecraftiani, questa collana è un atto d'amore nei confronti del genio di questo autore.
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Il primo volume contiene il racconto breve Dagon, scritto nel 1917 e pubblicato nel 1919 sulla rivista The Vagrant.
Sinossi
Dopo essere fuggito dalla prigionia su una nave tedesca, al principio della prima guerra mondiale, un uomo naufraga su una misteriosa distesa melmosa. I segreti che racchiude questo nuovo continente minacceranno la sua salute mentale. E, forse, la sopravvivenza del genere umano.
Anteprima
Dopo la presentazione ufficiale, avvenuta a Lucca Comics il 29 ottobre scorso, il primo volume di Bubble Shock, edito da Cagliostro ePress è disponibile nelle fumetterie e, in formato digitale edito da MeLeto Software, su iBookstore per iPad! Potete acquistare Bubble Shock in ogni fumetteria, oppure ordinarlo in caso non fosse disponibile. Per ordinarlo direttamente dall'editore, potete inviare una richiesta di informazioni alla Cagliostro ([email protected]) oppure utilizzare il servizio Fumetti d'Italia. Inoltre, Bubble Shock è anche…
Ecco qualche informazione supplementare:
Juliette Ballard è una bambina e, nonostante ciò, è già una cercagrane professionista. Dopo aver passato buona parte dell'infanzia a combinare guai, fare scherzi e tendere trappole alle conoscenze della sua ricca famiglia, decide di compiere il passo successivo: scappa di casa, spinta dall'amore per un bambino che vive all'altro capo del mondo. Si prepara ad affrontare una lunga odissea per raggiungerlo, senza però immaginare che il suo viaggio la porterà nella più strana delle terre. Dopo essersi persa nell'aeroporto Heathrow di Londra ed aver assistito al volo di migliaia di farfalle luminescenti, Juliette si risveglia in un isola deserta, senza aver idea di come o perché ci sia arrivata. Come una nuova Alice, inizia ad esplorare questo nuovo Paese delle Meraviglie e lo trova popolato da creature bizzarre ed esotiche. Ed un altro bambino "randagio", che come lei si è perso ed è emerso in un mondo tutto nuovo. Juliette ben presto capisce di non essere l'unica in fuga.
Bubble Shock è un fumetto d'avventura per i più giovani, con fortissime tinte umoristiche e paradossali, che riecheggia delle suggestioni di grandi serie popolari del presente (Pokemon, Wynx) e della letteratura fantastica del passato (Alice nel Paese delle Meraviglie, Il mago di Oz, L'Isola del Tesoro). E' scritto da Massimo Spiga e disegnato da Francesco Acquaviva, poliedrici autori che già hanno dato prova di saper affrontare i generi più disparati, dalla crime story (Made In Italy: L'Infame), alla satira (Freak #3), alla commedia a tema sociale (Backstage). Il volume, primo episodio di una trilogia, è a colori, ha 52 pagine ed è pubblicato da Cagliostro ePress, editore che continua a dimostrare la sua abilità nel coniugare un taglio nettamente pop ad una grande attenzione alla qualità artistica.
Dopo essere stato presentato a Lucca Comics 2010 in un tripudio di gioia ed onori, Backstage, edito dalla Freebooks, è finalmente uscito nelle fumetterie. E' una graphic novel ambientata dietro le quinte di un varietà televisivo, costruita come una commedia, in cui abbiamo riversato storie e punti di vista che pensiamo diano un panorama a 360° del mondo del piccolo schermo.
L'abbiamo concepita tempo fa, ragionando sul fatto che il mondo del fumetto sembra snobbare il sangue, lo stress e le pailettes che scorrono a fiumi sulle televisioni di noi tutti, ogni giorno. Non riuscivamo a ricordare nessun fumetto che parlasse di televisione in modo semplice, divertente e completo. Di comici, soldi, sesso, censura, veline, amore e odio.
Della vita dentro la scatola stupida che chiamiamo TV.
Quindi: eccolo qui.
Backstage.
128 pagine a colori, brossura, in formato grande, luminoso e spettacolare.
E' la televisione, bellezza!
(e clicca su "Aggiungi al carrello" nella pagina successiva)
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Bubble Shock ha una storia parallela alla mia lunga collaborazione con il disegnatore Francesco Acquaviva. La sua ideazione risale al 2007: è stato uno dei primi fumetti che abbiamo deciso di realizzare, sebbene molti altri albi siano stati da noi prodotti nel frattempo. Con il passare degli anni, il filo conduttore del nostro comune lavoro è stata la creazione di storie a forte tematica sociale, quasi sempre raccontate con ferocia. Abbiamo parlato di televisione, censura e prostituzione in Backstage, di criminalità giovanile e capitalismo mannaro in Made In Italy, mentre l’albo satirico Freak III (appartenente ad una miniserie sulla vita di Roberto Antoni degli Skiantos) ci ha permesso di flagellare la mostruosità dell’Italia odierna a 360°. Proprio per questo, abbiamo sempre voluto dedicarci ad un progetto per ragazzi. L’obiettivo è spiazzare, essere presenti in qualunque genere, dimostrare che la profondità di un’opera può essere significativa anche se si parla di animaletti gommosi e bambini scalmanati. Bubble Shock, una miniserie in tre episodi edita da Cagliostro Press, è la saga che narra le vicende di due bambini, Justin Chevalier e Juliette Ballard, naufragati in un’isola misteriosa, popolata da una vasta fauna di bizzarre creature. E’, in radice, una contaminazione tra Pokemon ed il telefilm Lost, presentato in chiave comico-avventurosa. Scriverlo, per me, è stato un enorme divertimento, così come lo è stato disegnarlo per Francesco Acquaviva. Non capita spesso di ridere così forte da ridursi in lacrime mentre si discute della trama o delle inquadrature di una scena con il proprio collaboratore. Dopotutto, l’antagonista del primo volume è un maiale gigante chiamato BAFFO: sarebbe stato impossibile trattarlo con il freddo spirito chirurgico con cui di solito scrivo le mie sceneggiature. Dopo la sua presentazione a Lucca Comics, il fumetto sarà disponibile (o perlomeno ordinabile) in tutte le fumetterie o librerie: spero che i lettori lo trovino assurdo e divertente quanto noi. Inoltre, contemporaneamente all’uscita del volume cartaceo, Bubble Shock sarà anche disponibile in versione digitale per iPad: sarà acquistabile tramite l’App Store di iTunes come tutte le altre applicazioni. Questa transizione dalla carta ai byte è stata possibile grazie alla collaborazione con la MeLeto Softwarehouse, che ha reso disponibile in forma di applicazione tutti i nostri fumetti.
Quali sono le origini del tuo interesse per l’Hip Hop?
E’ un genere che ho iniziato a frequentare nella prima adolescenza, quando avevo 13–14 anni. Ho iniziato con un mio gruppo, i cui membri si sono poi dedicati ad altri progetti. Nel periodo che va dal 2000 al 2005 ho realizzato tre demo: “Premeditazione e Dolo”, “Sotto Pelle” e “Mr. Antipatia”. Oltre a questi, ho realizzato altri sette dischi con varie band non attinenti al rap, in cui ho avuto modo di esplorare la musica in tutti i suoi aspetti. Ero e sono ossessionato dalla musica e per questo, con il passare degli anni, ho suonato di tutto: punk, stoner, cha cha cha e via dicendo.
Oltre ad essere un MC, sei anche un produttore musicale. Ti sei avvalso della collaborazione di altri musicisti per realizzare il tuo primo disco professionale? Che risultati ha ottenuto?
Il disco è integralmente opera mia: chitarre, sequencer e tutto il resto. Ora sto lavorando ad un secondo CD, in cui collaborerò con produttori di rilievo. Sarà interessante confrontarmi con loro anche a livello di composizione e non solo con le mie rime. Per quanto riguarda l’esito del disco: è stato ottimo. Quando lo realizzai, non potevo immaginare un risultato del genere. L’ho ideato e realizzato mentre ero in tour con un’altra band, i TOEDGEIN. Dopo aver concluso i lavori sul disco, l’ho buttato in rete. E’ piaciuto e da lì si è partiti. Ho già suonato in parecchie città ed ora mi trasferirò temporaneamente a Milano per favorire la logistica del tour, perché tra ottobre e novembre ho molte date in quella zona. Sono molto soddisfatto di queste serate: non è successa nessuna tragedia e tutto è filato per il meglio.
I tuoi video ed il tuo sito mostrano il logo della Machete Productions. Cos’è?
Prima di tutto, siamo gruppo di amici che conta otto elementi. La Machete è simile alle classiche crew hip hop degli anni ’90, in cui si potevano trovare MC, esperti di breakdance, writers e DJ. La differenza è che ora il concetto di crew si è evoluto e contiene esperti in altre discipline. Tra di noi ci sono anche illustratori, videomaker e fotografi. Tutti collaborano ai prodotti altrui, come una famiglia.
Tu sei cresciuto ad Olbia. Questa città ha influenzato il tuo modo di approcciarti all’Hip Hop?
Sì, certo. Tutti i rapper sono profondamente influenzati dalla città in cui vivono. Nel caso specifico di Olbia, una delle influenze importanti è dovuto al fatto che la cultura Hip Hop qui non vi ha mai attecchito: i generi predominanti sono il punk e il metal. Questo stato di cose fa sì che ci si trovi quasi costretti alla contaminazione tra vari stili musicali, ed io credo sia un bene.
La tua musica, i tuoi video ed il tuo “costume di scena” si richiama fortemente ad un immaginario cinematografico horror. Perché questa scelta? Ti senti di far parte della corrente di Hip Hop a tema “psichiatrico” (Psycho Realm e Gatekeepaz, tanto per fare un esempio USA ed uno italiano), che ha sempre adottato un impianto immaginifico di questo tipo?
In realtà, non è stata una scelta, ma un percorso naturale. Sono sempre stato un consumatore entusiasta di cinema horror a trecentosessanta gradi: dal trash più spinto a quello raffinato, alle produzioni statunitensi alla gloriosa cinematografia horror italiana degli anni ’70 e ’80. Uno dei miei autori prediletti è Sam Raimi con la sua Armata delle Tenebre. Detto questo, non mi sento di far parte di nessuna corrente. Se proprio è necessario, lascio che siano gli altri ad etichettare il mio lavoro come meglio credono.
La donna non è mai stata trattata con i guanti bianchi dal mondo dell’Hip Hop. Anche tu, nel video del tuo singolo Yoko Ono, ne assassini addirittura tre. Pensi che questo atteggiamento sia un canone del genere (e quindi puro intrattenimento) o riflette le esperienze negative dei vari rapper in ambito relazionale?
Per quel che riguarda Yoko Ono, l’accento dovrebbe essere posto su un’altro aspetto: in quel pezzo ho voluto dedicarmi al racconto di una storia, che avesse un inizio, uno sviluppo ed una fine. Non accade con grandissima frequenza nell’Hip Hop. Il trattamento positivo o negativo delle donne dipende dal tipo di storia che si vuole raccontare, e non ha nulla a che fare con il maschilismo o una presunta ostilità del cantante. Dopotutto, Yoko Ono è solo una storia, una canzone, e non va presa alla lettera.
Sebbene i sindaci spesso accusino il writing di essere “mero vandalismo” e le signore bene continuino a scuotere il capino compunte, questo fenomeno di street art continua a sfornare artisti validi. Molti di essi seguitano a popolare la notte e le mura delle città per tutta la loro carriera, mentre altri, insoddisfatti dei limiti tecnici imposti ai writers (che, lo ricordiamo con i versi del rapper Kaos One, “non dipingono quadri: scrivono lettere”) decidono di allargare i propri orizzonti artistici alla pittura tradizionale.
E’ questo il caso di Federico Carta, meglio conosciuto con il suo nome d’arte Crisa (proveniente appunto dai suoi trascorsi da writer, come contrazione di “crisalide”). Attivo, a livello professionale, dal 2001, è ormai un veterano delle gallerie d’arte ed i suoi quadri hanno riscosso grande successo in Italia e Germania. La prossima occasione per apprezzarli sarà la terza tappa di Gesto Segno Disegno, una rassegna d’arte contemporanea a cura dell’associazione culturale Sémata. Si terrà a partire dal 30 settembre al MACC (Museo d’Arte Contemporanea di Calasetta), giorno in cui l’evento sarà inaugurato alle 19:00. Le mostre saranno disponibili ai visitatori fino al 5 novembre. Tra le opere presentate, sarà in esposizione l’installazione dei due artisti Carmen Laurino e Massimo Lovisco (meglio conosciuti come ElleplusElle) intitolata I.D. # (Interno domestico), un aggregato artistico in cui l’installazione, la fotografia e la performance relazionale si combineranno al fine di mostrare il ruolo dell’arte contemporanea nelle relazioni sociali e culturali. Per farlo, gli artisti hanno dotato tre famiglie locali di un kit di opere fotografiche e le hanno sollecitate ad “arredare” la propria casa con esse. Il risultato, anch’esso fotografato, sarà esposto al MACC per il pubblico.
Al contrario di ElleplusElle, Crisa ha sempre preferito gli esterni agli interni. Dopo la transizione dal mondo del writing a quello della muralistica e della pittura, si è dedicato alla rappresentazione del disagio urbano e del ruolo salvifico che l’immaginazione può avere in quel contesto.
La sua mostra, intitolata “Dai margini…”, mira a rappresentare l’ecosistema della periferia cittadina: «In questi agglomerati urbani — dice Crisa — ormai tutto sta esplodendo. Tutto è geneticamente modificato. In questi quadri, si pone l’enfasi sul rapporto tra uomo e natura». Le sue opere, spesso realizzate con materiali di scarto raccolti per le vie della città, sono popolate da un vasto dramatis personae di personaggi o figure ricorrenti, che vengono a costituire un vero e proprio alfabeto simbolico caratteristico dell’artista. Per cui, tra industrie, mani intrappolate sotto le macerie, uomini la cui testa si è ridotta ad un occhio, antenne, frammenti di macchinari e via dicendo, lo spettatore non può non pensare alla stratificazione dei rifiuti che ormai ammorbano la nostra vita quotidiana: sono i ruderi che un tempo furono la nostra civiltà, ed ora si stanno avviando verso la discarica, sospinti da mani ignote.